mercoledì 1 febbraio 2012

Ior e Bertone prove dell’esistenza di Satana

Il Fatto Quotidiano del 27 gennaio, come un mastino da guardia dell’informazione, non molla la presa e a firma di Marco Lillo leva la coltre che copriva, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la nefandezza morale che domina in Vaticano, questo Stato estero che confina da ogni lato con la città di Roma. La lettera è dell’8 maggio 2011, firmata da un vescovo galantuomo, segretario del Governatorato (una specie di sottosegretario del governo centrale), monsignor Carlo Maria Viganò. Questo prete vero e onesto trovò un bilancio (2009) con 8 milioni di perdita e dopo poco più di un anno, facendo pulizia di furti, ruberie, intrallazzi, trucchi e false fatture, portò il bilancio a un attivo di 22 milioni di euro. Segno evidente che la corruzione sotto il cappello del papa volava con le ali degli angeli.
Siccome Viganò è una persona pulita e crede che essere prete significhi essere coerente e onesto, dà estremo fastidio alla cricca dei delinquenti che prosperano sotto il «sottobosco» di Bertone Tarcisio, uomo senza Dio ed esperto in malaffare di ogni specie. Infatti, l’eminentissimo cardinale Bertone, invece di premiarlo, trasferisce mons. Viganò nominandolo rappresentante del papa all’Onu: così lontano oltre l’atlantico, finalmente la smetterà di rompere i bertoni con le manie della legalità e della morale.

In Vaticano tremano quando incontrano una persona onesta e integra, perché lì prosperano solo uomini vestiti di nero, il colore della loro anima, nonostante il papa si ostini a vestire di bianco. Povero papa bavarese: in Vaticano non conta nulla, anzi meno di nulla. Egli è la sagoma che i faccendieri mostrano al pubblico per ammansire e distrarre, stupefacente allo stato puro, mentre i califfi e gli smargiassi, vestiti come damerini e travestiti da donne, delinquono religiosamente e asceticamente rubano e corrompono. Tanto poi fanno i gargarismi con l’acqua benedetta e tutto ritorna a posto. Appena scorgono i virus dell’onestà e della legalità, li neutralizzano con zelo fanatico.

L’arrivo di Bertone in Vaticano coincide con l’istituzionalizzazione del malaffare e della corruzione. Si porta dietro uomini equivoci che aveva conosciuto e usato a Genova, come Giuseppe Profiti, ieri vicepresidente dell’Ospedale Galliera del quale è presidente, per statuto/testamento, il vescovo di Genova. Indagato e sotto giudizio, quasi per sfida contro la giustizia italiana, lo ha portato al suo seguito a Roma, nominandolo presidente dell’ospedale vaticano del Bambin Gesù. Dietro a lui corre il delfino di cardinali e preti, Marco Simeon, giovane rampollo scaiolano e, a quanto pare, vicino all’Opus Dei. Non si capisce come mai costui, così giovane abbia fatto una carriera sfolgorante all’ombra della curia di Genova. Cosa avrà di così «speciale» e acuto questo belloccio oggi di 35 anni che da almeno dieci è prediletto da cardinali e vescovi e curiali? Forse non si può dire, ma si può immaginare. Il belloccio, oggi in un posto chiave della Rai, a Genova organizzava per Natale i «Cardinal dinner» con la Genova danarosa, quella solitamente affollata da evasori, truffatori, intrallazzatori che si riunivano al palazzo del porto attorno al cardinale Bagnasco, che, ingenuo, non si accorgeva di nulla. Scrissi anche un pezzo su Repubblica (edizione locale) che fece solo il solletico e il cardinale prese circa 120 mila euro da questo sforzo da ernia che i ricchi pagani fecero quella sera pur di farsi fotografare con una tonaca paonazza.

Misteri della fede! Bertone non ha l’intelligenza di Richelieu né la furbizia di Mazzarino, egli è solo un esemplare rappresentante di un pontificato che lo ha scelto con scienza e coscienza, per cui il papa è responsabile in prima istanza di tutta la corruzione che scorre come una cloaca a cielo aperto sulla tomba di San Pietro. Attorno alla tomba del principe degli apostoli, prosperano malaffare, prostituzione, specialmente maschile, evasione, ricatti, maldicenza, invidia, soprusi, delitti di ogni genere come si conviene a una istituzione che si ispira al vangelo di Gesù Cristo, il povero illuso che credeva di dare una svolta al mondo, mentre finì per dare una spinta all’indicibile che con Bertone ha raggiunto l’abisso della desolazione e dell’indecenza.

Povero Cristo! Predicò il Regno di Dio e spuntò Bertone e tutto il brodo di cottura che lo ha nutrito: Vaticano, cardinali, sistema clericale, connivenza con la malavita organizzata attraverso lo Ior e il governo Berlusconi, protetto e garantito dal malaffare clerico-fascista che oggi domina la struttura ecclesiastica e il sistema perverso di potere che regge il Vaticano, facendo di tutto la Geenna della lordura e dell’abiezione.  Sergio Rizzo a proposito scrive sul Corriere della Sera il 25 gennaio scorso, col titolo esplicito de «La corruzione in Vaticano che il papa non vede»:

“La parola è sinonimo di malaffare e degrado morale. Ma se a pronunciarla è un altissimo prelato vicino al Papa, come rivela questa sera Gli intoccabili, il programma d’inchiesta del giornalista Gian Luigi Nuzzi che va in onda su La7, allora vengono i brividi. «Corruzione» è proprio il termine che quel monsignore usa per descrivere in una clamorosa lettera a Benedetto XVI l’incredibile situazione che si è trovato davanti dopo aver assunto nel luglio del 2009 il delicatissimo incarico. Una bomba sganciata nelle stanze del potere vaticano il 27 marzo del 2011, nell’estremo tentativo di sventare una manovra di corridoio che culminerà con la sua rimozione. «Un mio trasferimento provocherebbe smarrimento in quanti hanno creduto fosse possibile risanare tante situazioni di corruzione e prevaricazione », scrive Viganò al Papa. Facendo capire a Joseph Ratzinger di non essere affatto isolato: «I cardinali Velasio De Paolis, Paolo Sardi e Angelo Comastri conoscono bene la situazione»”.

Ironia della sorte, nel calendario cattolico il 25 gennaio ricorre la festa «Conversione di san Paolo»! Non San Paolo ha portato frutti di conversione, ma Silvio Berlusconi ha effuso nei suoi complici e maestri frutti abbondanti di corruzione. A quando una purificazione dell’aria in Vaticano e nella Chiesa dei cardinali? Perché gli uomini di Chiesa, spinti da un istinto naturale, frequentano uomini perversi e corrotti? Su di loro ha sentenziato il Vangelo, che li ripudia senza ombra di dubbio:

«2Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei … 25Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza … 27Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. 28Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità» (Mt 23,2.25.27-28).

Medita, Bertone, medita

lunedì 16 gennaio 2012

Cosentino e i legami con i colletti bianchi della camorra casalese

NAPOLI - La settimana che si apre dovrebbe essere decisiva per l’immediato futuro del coordinatore campano del Pdl Nicola Cosentino. Martedì la giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera esprimerà il proprio voto sulla richiesta di autorizzazione all’arresto inoltrata dal giudice delle indagini preliminari di Napoli Egle Pilla che nello scorso mese di dicembre ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del deputato, accogliendo la richiesta della Procura antimafia di Napoli che indaga sul riciclaggio, attraverso attività imprenditoriali, dei capitali appartenenti ai clan camorristici di Casal di Principe. Riciclaggio che, secondo le ipotesi dell’accusa, Cosentino avrebbe favorito quando ancora ricopriva l’incarico di sottosegretario all’Economia con delega al Cipe nel governo Berlusconi, facendo pressioni sui funzionari dell’Unicredit affinché sbloccassero la pratica relativa a un prestito di cinque milioni e mezzo di euro in favore dell’imprenditore Nicola Di Caterino, cugino di due potenti capiclan come i fratelli Giuseppe e Massimo Russo.
Cosentino e i legami con la camorra: le fotoCosentino e i legami con la camorra: le foto    Cosentino e i legami con la camorra: le foto    Cosentino e i legami con la camorra: le foto    Cosentino e i legami con la camorra: le foto    Cosentino e i legami con la camorra: le foto
L’ingente cifra, che sarebbe dovuta servire per realizzare un centro commerciale nella zona di Casal di Principe, era stata chiesta da Di Caterino presentando una falsa fideiussione, e la pratica si era quindi arenata. Ma grazie all’intervento di Cosentino - sostiene la Procura con argomentazioni ritenute convincenti dal gip - la questione fu rapidamente sbloccata, anche se poi il centro commerciale (per il quale l’impresa di Di Caterino avrebbe ottenuto le necessarie licenze pur in violazione delle norme edilizie, sempre grazie alle pressioni di Cosentino sui responsabili dell’ufficio tecnico comunale) non fu mai realizzato.
La Procura antimafia ritiene l’incontro tra il parlamentare di Casal di Principe e i funzionari di Unicredit fondamentale per stabilire il legame tra Cosentino e i colletti bianchi della camorra casalese. Perciò quel 7 febbraio del 2007 davanti agli uffici della banca in via Po a Roma c’erano anche gli investigatori della Dia, che raccolsero il materiale fotografico riportato in esclusiva da Corriere.it. Insieme a Cosentino si riconosce perfettamente il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, anch’egli parlamentare del Pdl, e anch’egli indagato dalla Dda, che però non ha chiesto nei suoi confronti alcun provvedimento cautelare. Per Cosentino, invece, quella su cui la giunta voterà martedì (e che dovrebbe andare in Aula l’11 o il 12) è la seconda richiesta d’arresto, dopo quella, mai concessa, per concorso esterno in associazione camorristica, reato per il quale il deputato è attualmente sotto processo davanti al tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Quando il 21 dicembre scorso la giunta per le autorizzazioni a procedere si spaccò tra chi voleva votare subito e chi puntava alla riunione di martedì, la Lega appoggiò i vecchi alleati del Pdl facendo prevalere l’opzione del rinvio. I suoi due rappresentanti, i deputati Paolini e Follegot, dissero di aver agito «secondo buonsenso» perché preferivano avere «più tempo per leggere le carte appena arrivate in giunta». Ora, per decidere, hanno a disposizione anche le foto, e non solo quelle: alla Camera è stata depositata anche la recentissima ordinanza del tribunale del riesame di Napoli che ha respinto il ricorso di Cosentino contro l’ordinanza di arresto, dando quindi un’ulteriore conferma alla validità di quel provvedimento sul quale ora l’ultima parola tocca alla politica.

SANDRO PRINCIPE E LE FOTO CON IL BOSS PESCE

Sandro Principe: ex assessore regionale della giunta Loiero ed ex sottosegretario al Lavoro. Il suo materiale elettorale venne trovato nelle abitazioni di mafiosi della Piana di Gioia Tauro e della Locride alla vigilia delle elezioni politiche dell’aprile 1992. Le operazioni furono portate avanti dall’allora procuratore di Palmi Agostino Cordova e dall’allora pm di Locri Nicola Gratteri. Per ben due volte Cordova chiese l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’allora sottosegretario al Lavoro Sandro Principe. L’autorizzazione venne però negata dalla Camera dei deputati. 

Nella richiesta del procuratore Cordova c’era di tutto: dalla campagna elettorale fatta per Sandro Principe da mafiosi e pregiudicati della Piana di Gioia Tauro, sino agli incontri di Sandro Principe (fotografati dai carabinieri di Rosarno) col boss mafioso Marcello Pesce nella saletta riservata di un bar di Rosarno. Agli atti anche le lettere di raccomandazione inviate da Sandro Principe all’allora sottosegretario alla Difesa socialista al fine di far ottenere l’esonero dal servizio militare al pregiudicato di Rosarno Galatà (fratellastro del boss Marcello Pesce).
Agli atti della richiesta di autorizzazione avanzata dalla Procura di Palmi anche la testimonianza dell’ex ministro Giacomo Mancini, che dichiarò a Cordova che la mafia della Piana di Gioia Tauro votò all’epoca per Sandro Principe. Contro di lui, infine, anche la testimonianza dell’ex sindaco comunista di Rosarno Giuseppe Lavorato che spiegò ai magistrati come per formare all’epoca la giunta di sinistra a Rosarno, lui stesso dovette trattare direttamente con Sandro Principe, al quale chiese l’esclusione dalla sua giunta di persone in odore di mafia.

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martedì 27 dicembre 2011

Che ci azzecca Minzo con Santoro?

“Ora comincio a capire Santoro io”, così avrebbe detto l’ex direttore  del tg1 Minzolini parlando del suo contenzioso giudiziario con la Rai. Per sua fortuna Santoro deve essere andato in vacanza altrimenti si sarebbe già messo al telefono per chiamare gli avvocati e tutelarsi da un paragone “tecnicamente diffamatorio”. L’ex direttore, infatti, è stato sospeso dalla carica per uso improprio di carta di credito e non certo su richiesta del Presidente del Consiglio in carica come invece accadde a Santoro.

Per la verità i nomi dei due giornalisti compaiono appaiati nelle intercettazioni telefoniche agli atti presso il tribunale di Trani. Uno dei due viene indicato come persona sgradita e da cacciare, l’altro come un amico fedele e sempre pronto ad afferrare il microfono per regolare i conti con i nemici del Presidentissimo di allora, nonché proprietario della azienda concorrente. Provate voi ad immaginare quale dei due dovesse essere cacciato, insieme a Travaglio e a tutta la compagnia? Per il resto Santoro è stato rimosso e messo in condizione di andarsene per aver dato anche le notizie che non piacevano al regime, il Tg1 invece è stato lasciato da milioni di persone per non aver dato le notizie che non piacevano al regime, in quella negazione c’è tutta la differenza.

In ogni caso se Minzolini avverte tutta l’amarezza del doversi presentare in tribunale potrebbe chiedere una consulenza a Tiziana Ferrario, a Maria Luisa Busi, a Elisa Anzaldo, a Paolo Di Giannantonio, a Raffaele Genha, a Massimo de Strobell, a Bruno Mobrici….e ai tanti altri che ha cacciato, emarginato, costretto a rivolgersi al medesimo tribunale.

Naturalmente gli auguriamo di vincere in tribunale e di dimostrare che i fatti a lui contestati, e che nulla hanno a che vedere con l’articolo21 della Costituzione, sono inesistenti, ma le ragioni della sua sconfitta non stanno certo in una carta di credito, ma piuttosto nel “discredito” che ha concorso a determinare il naufragio di quella che un tempo era la testata ammiraglia della Rai. Naturalmente anche per questo il vecchio Silvio non dimenticherà mai il favore ricevuto e di certo troverà se non una ammiraglia, almeno una scialuppa di salvataggio per il direttorissimo.

domenica 18 dicembre 2011

Tremonti: “Serve un’altra manovra” Passera smentisce: “Nessun testo in arrivo”

“E’ molto probabile che ci sia un’altra manovra”. Giulio Tremonti intervenendo al programma di Lucia Annunziata ‘In mezz’ora’sembra confermare i rumor circolati su un’eventuale nuova manovra economica da fare entro fine aprile, prima della celebrazione di un’importante asta dei bot. Un’altra finanziaria che, come anticipato dal Fattoquotidiano.it, corrisponderebbe a una cifra raggelante: 40 miliardi di euro. 
 Eppure il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera lo smentisce a stretto giro di posta intervendo sempre in tv a ‘Che tempo che fa’: ”Non c’è nessun altra manovra in arrivo – ha detto Passera – Non è che il governo funzioni solo di manovre”.

Ma mentre l’ex ministro dell’Economia attacca la manovra “salva Italia” del governo Monti, il segretario del Pdl Angelino Alfano vira clamorosamente rispetto a quanto detto negli ultimi giorni da Silvio Berlusconi, concedendo di fatto all’esecutivo dei professori un’apertura: “Se si andasse al voto domani, faremmo le elezioni in un tempo di crisi talmente grave per cui è meglio sostenere questo governo che andare ad elezioni subito”, ha detto Alfano al congresso provinciale del partito a Reggio Emilia. Un concetto ribadito anche da un altro esponente di spicco del Pdl nonché presidente del Senato Renato Schifani: “Andare al voto in tempi brevi sarebbe un non senso e non avrebbe una giustificazione politica dato il quadro drammatico della situazione economica”.

Il ritorno di Tremonti.Dopo settimane di silenzio l’ex ministro dell’Economia è tornato in tv attaccando apertamente la nuova manovra del governo Monti che è andata sostanzialmente a correggere le tre manovre fatte in meno di un mese e mezzo durante il suo mandato. “Una manovra andava fatta certamente – ha spiegato Tremonti – ma questa è troppo sbilanciata dal lato delle tasse e, sulle tasse, è troppo sbilanciata su iva, benzina, bollette e addizionali. Colpisce tutti e soprattutto il lato basso. Il rigore andava fatto riducendo la spesa pubblica come programmato da noi. Inoltre non c’è nulla sulla crescita”. Sulle tre manovre consecutive fatte da lui e dal governo Berlusconi, l’ex ministro ha parole di zucchero: “Berlusconi ha fatto molto bene nei primi tre anni, sapevamo che c’era la crisi e per questo abbiamo tenuto i conti in ordine”. Le critiche di Tremonti, piuttosto, vanno ad “alcuni del Pdl che prima dicevano di ‘no’ a certe cose essendo al governo e adesso dicono di ‘sì’ alle stesse cose non essendo al governo. Forse se avessero seguito prima una linea diversa, le cose sarebbero andate diversamente. Adesso evidentemente fanno penitenza”. E i rapporti con Berlusconi? “In termini personali e umani sono e sono sempre stati buoni – ha risposto Tremonti – L’ultimo vertice a Cannes il rapporto non solo personale, ma anche sulla serietà degli impegni si era già ristabilito”. Nessun riferimento ai battibecchi davanti alle telecamere della stampa internazionale o a quella frase “Silvio dimettiti” pronunciata dall’ex ministro nel Consiglio dei ministri del novembre scorso.

Alfano e il sostegno al governo Monti. Le elezioni anticipate non sono un obiettivo del Pdl che ha intenzione di sostenere lealmente il governo Monti: il segretario del Pdl Angelino Alfano fa piazza pulita di tutti possibili equivoci. Per farlo sceglie una platea istituzionale, il primo congresso provinciale del partito in Emilia Romagna. Le assise del Pdl hanno preso il via questo fine settimana e nel giro di un mese rinfrescheranno i quadri locali del Pdl, quelli che dovranno gestire la prossima campagna elettorale. Che forse è già cominciata, ma che nel caso, almeno per quanto riguarda il Pdl, durerà un anno e mezzo: l’orizzonte elettorale è il 2013, fino ad allora il partito sarà impegnato nella duplice impresa di assicurare i voti necessari alla sopravvivenza del governo Monti e convincerlo a non spingere troppo sui temi indigesti all’elettorato berlusconiano. “Se si andasse al voto domani – ha spiegato Alfano – faremmo le elezioni in un tempo di crisi molto grave per cui è meglio sostenere questo governo che andare alle elezioni subito”. Fiducia a Monti, quindi, senza troppi ripensamenti, perché “ciò che accadrebbe in assenza di questo governo sarebbe peggio”. Detto questo, il governo dei professori non ha, dal Pdl, un assegno in bianco. “Ha fatto una manovra – ha detto – che non ci ha convinto dal punto di vista filosofico perché segnata da troppe tasse, noi lo abbiamo incitato a fare meglio e crediamo di avere inciso su alcuni aspetti essenziali, come l’alleggerimento della botta su pensioni e casa e il no all’aumento dell’Irpef. Adesso lavoriamo per fare sì che il versante sviluppo sia quello fondamentale”.

Schifani: “Senza senso il voto ora”.“Andare al voto in tempi brevi sarebbe un non senso e non avrebbe una giustificazione politica dato il quadro drammatico della situazione economica”, ha detto il presidente del Senato ai cronisti al termine del concerto di beneficenza di Natale tenutosi nell’Aula di Palazzo Madama. ”Sarebbe contradditorio – spiega Schifani – andare alle urne dopo pochi mesi. E’ da poco tempo che le forze politiche si sono assunte la responsabilità di fare sistema sostenendo un governo tecnico”.

Le parole di Tremonti sul governo Berlusconi scatenano il fuoco incrociato sia dei colleghi del Pdl che di quelli dell’opposizione del Pd. ”Da parte di Tremonti era più dignitoso il silenzio degli ultimi giorni che le parole di oggi – ha attaccato il segretario del Pd Pierluigi Bersani– E’ davvero incredibile che chi ci ha portati qui si rimetta a favoleggiare come se nulla fosse”. Di segno opposto, ma sempre al vetriolo le critiche di Sandro Bondi che taccia le dichiarazioni dell’ex ministro di “irresponsabilità” perché “non rendono conto in maniera onesta e corretta del confronto che vi è stato sui provvedimenti economici nel corso di tutta la durata del governo Berlusconi”. Secondo l’ex governatore nazionale del Pdl “solo Tremonti ha espresso dei no, immotivati e rivelatisi poi anche sbagliati, nei confronti dell’operato degli altri ministri del Pdl, i quali peraltro hanno sempre agito nel nome del rigore e delle riforme”. Per Raffaele Lauro del Pdl Tremonti “avrebbe fatto meglio a tacere perché “nessun uomo di governo dell’economia, nella storia d’Italia, ha avuto in mano una concentrazione di potere decisionale e per un tempo tanto lungo, come lui”. “Dopo aver commissariato – prosegue il parlamentare – il governo di centro-destra, con il sostegno della Lega, condizionato Berlusconi, insolentito ministri e operato scelte traumatiche per il sistema economico nazionale, senza pensare mai alla ripresa, un Tremonti resuscitato, pontifica, oggi, sul futuro”. Di lui, del resto “non si ricorda alcuna riforma strutturale, tranne quella di aver devastato socialmente il nostro Paese con il trionfo del gioco d’azzardo”.

Minzawards 2011, sic transit gloria Minzi

Il Minzo, purtroppo, non ha mangiato il panettone e il Centro Studi Tg di Uno di Vancouver ha messo le maestranze in mobilità. Sarebbe però ingiusto sospendere il blog senza premiare i protagonisti del telegiornale più spettacolare del globo.

Questi sono i vincitori della seconda edizione dei Minzawards.
Minzo d’Oro : Ada De Santis
Il prestigioso premio passa da Massimo Mignanelli ad Ada De Santis. E’ vero, il vincitore del Minzo d’Oro 2010 si è impegnato da inviato del pop su tutte le piste e le spiagge a nord della linea gotica, eppure nulla ha potuto contro una impressionante serie di corrispondenze che hanno messo in luce l’anima di “servizio” del migliore tg degli ultimi 150 anni. Ada De Santis vince il Minzo d’Oro grazie a reportage di indubbia utilità sociale come “i consigli per dare gli scappellotti” (genitori dateci giù), “i consigli per il jet-lag” (dormite a intervalli regolari), “i consigli per difendersi dal freddo” (copritevi e non uscite di notte), “i consigli per la tintarella“(creme e tanta acqua), “i consigli per difendersi dai serpenti“ (fate una foto e chiudete la porta), “i consigli per difendersi dai ladri” (entrano dalla porta), “i consigli per la festa dei 18 anni” (attenti alla lochescion), “i consigli per il mal di vacanza” (anche qui bere tanta acqua).

Ada De Santis è Minzo d’Oro 2011 anche per le inchieste stagionali (“uova con sorpresa o personalizzate?“), i servizi di carattere storico (“la vera storia del pesce d’aprile“) e le inchieste dal taglio animalista (“vietato calpestare le formiche“). Infine, è solo grazie a lei che abbiamo appreso che quella degli acchiappafantasmi è ormai una professione, che è tramontato il sogno del nasino alla francese e, tanto per rimanere in tema, che Stanlio e Ollio sono meglio del lifting.

Migliore giornalista pop
: Carlotta MannuAnche quest’anno il titolo va a Carlotta Mannu. Giornalista versatile, grazie ai suoi studi di metereologia dinamica, è riuscita ad anticiparci che in “autunno arriva il freddo“. Anche lei si è cimentata nel gravoso compito del giornalista del servizio pubblico e ha scoperto che l’acqua si può anche “mangiare” e che il vino bianco ha sorpassato il rosso. Carlotta Mannu è la migliore giornalista pop del 2011 anche per “i consigli per difendersi dai fulmini” (sedetevi), le “zitelle di sangue blu“, “il cerotto fisioterapista” e lo scoop dell’estate 2011: “in spiaggia trovata una dentiera“.Miglior corrispondente dall’estero: Giovanni MasottiQui il Centro Studi Tg di Uno di Vancouver non ha avuto dubbi. Vestito  sempre come un vero  corrispondente da Mosca, il Masotti ci ha inforallegrato con la corsa sui tacchi a spillo delle donne russe, le armi gonfiabili dell’esercito russo e gli orari certi per la mungitura delle mucche dell’amico Putin. Lo scoop che da solo giustifica le spese relative alla gestione di un ufficio di corrispondenza Rai a Mosca è stato quello relativo ai 12 peli grigi dello Yeti. L’uomo delle nevi esiste e vive in Siberia, dove dorme in una sobria caverna su un sobrio giaciglio di erba secca.
Miglior servizio pop : le patate alla lavastoviglie
E’ firmato da Federica Balestrieri ed è anche il più amato su YouTube. La crisi avanza e gli italiani scoprono come cucinare le verdure in lavastoviglie. E’ il servizio che fa conoscere al mondo anche la “triposata”, la posata una e trina che raccoglie, taglia e infilza.

Miglior servizio natalizio
Il premio va ex aequo a Marco Marchesini e Massimo Mignanelli. A Belluno il Marchesini rincorre i Santa Claus in un servizio pop che passerà alla storia come l’ultimo minzo caldo di una stagione che non tornerà piu’. Massimo Mignanelli, invece, svela i segreti per tenere in vita l’albero di Natale: non mettetelo sulla caldaia e non dimenticate l’acqua nel sottovaso.

Stilare la classifica dei servizi pop del Tg di Uno è stato bello, ma ora tutto è finito e si prospettano fredde e tetre sere d’inverno senza nemmeno il conforto di un minzo caldo.
Il Centro Studi Tg di Uno ringrazia le migliaia di lettori del blog e sospende da oggi la Minzoparade.

Sic transit gloria Minzi.
A cura di Ernesto Salvi
La bestia dell’anno: la tartaruga a rotelle
E’ il capolavoro del minzoconduttore Francesco Giorgino. Non sapremo mai come si chiama, sarà per sempre la nostra testuggine ignota. Della tartaruga a rotelle sappiamo solo che è un esemplare di 12 anni e che il suo padrone era stato costretto ad amputarle una zampa. Ora deambula felice e spensierata con la sua zampa a rotelle nel giardino di casa.

Il Minzaward della critica : la riscoperta della merenda
Solo uno scapigliato profeta del minzopop come Massimo Mignanelli poteva arrivare a concepire un’inchiesta sulla merenda. Il servizio merita il minzaward della critica in quanto è ben documentato e segue il collaudato schema intervista a caso in strada seguito da intervista all’esperto nutrizionista. Dotato di un notevole tasso di minzolinità dovuto al concentrato di infotainment, il servizio è soffice sul palato ed è accompagnato da un retrogusto zuccheroso.

Premio Pilutzer: Il Giornale di FamigliaIl direttorissimo, in una intervista a “Padrorama”, aveva annunciato  a gennaio la nascita della Scuola Media, la rubrica del Tg di Uno delle 13:30 che ha avuto nel 2011 il compito di assegnare minzocaramelle ai giornalisti buoni e minzobacchettate a quelli cattivi.
Il Giornale di Famiglia, con le sue 3 minzocaramelle, vince il prestigioso premio Pilutzer mentre La Repubblica si becca ben 24 minzobacchettate. I giornalisti di quei figli di un De Benedetti minore vengono condannati a rileggersi le 45 puntate della Minzoparade 2011.
: la corsa dei Babbi Natale e i segreti per l’albero

giovedì 8 dicembre 2011

Camorra e politica, retata di casalesi. Chiesto l’arresto per Nicola Cosentino

Oltre 50 arresti, ci sono anche politici. I pm chiedono alla Camera l'autorizzazione a procedere per il deputato Pdl, ex sottosegretario di B. per falso, riciclaggio e violazione della normativa bancaria. Indagato a piede libero anche il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro
L'ex sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino
Le imprese falliscono, i cittadini non arrivano alla fine del mese, ma le società dei Casalesi non hanno problemi, per loro, secondo i magistrati,  garantisce Nicola o’ mericano, al secolo Nicola Cosentino, coordinatore regionale del Pdl, che facilita un’apertura di credito di 5 milioni di euro verso una società che non aveva i requisiti finanziari. Intervento che avviene nel periodo in cui Cosentino era sottosegretario all’economia. E’ uno dei dettagli che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere per 52 persone, altri 5 ai domiciliari, emessa dal Gip di Napoli Egle Pilla su richiesta dei pm napoletani Antonello Ardituro, Giovanni Conzo, Henry John Woodcock, Francesco Curcio, Catello Maresca ed eseguita dagli uomini della Dia, guidati dal capocentro Maurizio Vallone.

Per Nicola Cosentino, già sotto processo per camorra, l’accusa è riciclaggio oltre ad altri reati contestati con l’aggravante di aver favorito la mafia, la richiesta di arresto (la seconda) è stata inviata alla Camera dei deputati. Tutto ruota intorno a tre filoni di indagine, la vicenda relativa alla costruzione di un centro commerciale a Casal di Principe, il controllo delle elezioni amministrative nel comune casertano, nel 2007 e nel 2010 quando si rinnova con il condizionamento del clan anche il consiglio provinciale oltre al controllo del ciclo del calcestruzzo. L’operazione ribattezzata ‘Il Principe (dal nome del centro commerciale, ndr) e la scheda ballerina” evidenzia le irregolarità nelle elezioni attraverso il trucco della scheda elettorale portata all’esterno con la quale l’elettore entrava per riprenderne un’altra bianca. Non solo, in almeno 60 casi, ignoti hanno votato con falsi documenti, sostituendosi a persone iscritte nelle liste elettorali ma che per disabilità o confessione religiosa non avrebbero partecipato al voto. A sostenere e alimentare le attività del clan c’è quella borghesia mafiosa “invasiva e pericolosa” nella definizione di Federico Cafiero de Raho, coordinatore della direzione distrettuale antimafia di Napoli.

Le tre vicende camminano di pari passo. La costruzione del centro commerciale, un investimento di 43 milioni di euro, era una iniziativa imprenditoriale di Nicola Di Caterino, con i cognati Cripriano Cristiano e Luigi Corvino ( tutti arrestati), questi ultimi poi diventati nel 2007 sindaco e consigliere di Casal di Principe. Il centro commerciale serviva a foraggiare le imprese mafiose di calcestruzzo e a controllare i voti promettendo posti di lavoro in cambio di sostegno elettorale. Dietro l’operazione, attraverso il fratello Massimo, c’era Giuseppe Russo detto o padrino, tra i capi storici del clan dei Casalesi, ristretto al 41 bis. Il referente politico nazionale del progetto è Nicola Cosentino, imparentato con i Russo, che si spende per la riconferma all’ufficio tecnico di un architetto Mario Cacciapuoti che rilascia la concessione edilizia irregolare per la costruzione del centro commerciale.

Ma l’impegno di Nick o’mericano non finisce qui. Cosentino insieme al deputato Pdl, presidente della provincia di Napoli, Luigi Cesaro (indagato), detto Gigino a purpetta, incontra a Roma alcuni vertici locali della banca Unicredit per sollecitare la concessione di un credito da cinque milioni e mezzo di euro in favore di Di Caterino e della Vian Srl, che si scoprirà garantito attraverso una falsa fideiussione. Il credito fino ad allora bloccato, magicamente, viene rilasciato con la complicità di alti funzionari di Unicredit. Sono stati arrestati nell’operazione Alfredo Protino, direttore regionale dell’area centro Sud di Unicredit e altri due funzionari Andrea Macciò e Cristofaro Zara, quest’ultimo inizialmente aveva bocciato la richiesta. Un imprenditore ‘normale’ non avrebbe avuto alcun credito, lo stesso Nicola Di Caterino era privo dello spessore finanziario per comprare i terreni dove costruire il centro, l’appalto per la realizzazione sarà aggiudicato da Mauro La Rocca, imprenditore di Sora, tra gli arrestati. Difficoltà dissolte quando entra in scena Nicola Cosentino, allora sottosegretario all’economia, che il 7 febbraio 2007 si incontra a Roma con Alfredo Protino, da pochi giorni direttore area centro-sud dell’Unicredit alla presenza del deputato Luigi Cesaro. Sul punto la banca fa sapere che “in riferimento all’operazione denominata “Il Principe e la Ballerina”, UniCredit si dichiara parte offesa ed è confidente nel lavoro delle autorità inquirenti”.

“Nicola Cosentino – scrive il Gip – non diversamente da quanto riferito dagli stessi collaboratori di Giustizia, rappresentava il garante politico dell’iniziativa svolgendo il ruolo, dunque, di collettore politico delle istanze del sodalizio casalese e della sua ala imprenditoriale. Il particolare impegno profuso da Nicola Cosentino nella vicenda, del resto, trovava, anche ulteriore spiegazione in altra circostanza non secondaria”. Circostanza legata alla parentela di Cosentino con la famiglia camorrista Russo, il fratello Mario ha sposato Mirella Russo, sorella del criminale Giuseppe. Proprio i Russo sono in prima fila nell’iniziativa imprenditoriale. Oltre alle dichiarazioni dei pentiti già contenute nell’ordinanza di custodia cautelare per collusione con i Casalesi, respinta dalla Camera, ci sono nuove dichiarazioni a carico di Nicola Cosentino. Salvatore Caterino, nell’interrogatorio del gennaio 2011, spiega: “ In occasione delle campagne elettorali, oramai da molti anni, mi sono sempre impegnato a fare propaganda in favore di Nicola Cosentin(…) i Russo mi spiegavano che era importante per il clan avere un proprio referente nel Parlamento nazionale. Posso dirle che più in generale la famiglia Cosentino era agevolata dal clan camorristico dei Casalesi, poiché, come dicevano sempre i Russo erano stati loro a fargli avere una sorta di monopolio nella distribuzione del gas nell’intera provincia di Caserta”. Roberto Vargas, nel maggio 2011 spiega le ragioni del sostegno durante le comunali del 2007 a Cristiano Cipriano come sindaco di Casale: “ La seconda ragione era costituita da Nicola Cosentino che è il politico che “comanda” a Casal di Principe, che peraltro tramite il fratello è imparentato con la famiglia Russo. Nicola Cosentino è persona molto accorta, direi è una volpe, e, pur essendo il politico da sempre portato dal clan dei Casalesi, non si è mai incontrato, per quanto mi risulti, con esponenti del clan, se non con Francesco Schiavone Sandokan, con cui aveva un rapporto speciale. Nell’operazione sono finiti in manette imprenditori, professionisti e anche diversi esponenti politici locali oltre all’ex sindaco, i Ferraro, Angelo e Sebastiano, quest’ultimo anche consigliere provinciale