martedì 27 dicembre 2011

Che ci azzecca Minzo con Santoro?

“Ora comincio a capire Santoro io”, così avrebbe detto l’ex direttore  del tg1 Minzolini parlando del suo contenzioso giudiziario con la Rai. Per sua fortuna Santoro deve essere andato in vacanza altrimenti si sarebbe già messo al telefono per chiamare gli avvocati e tutelarsi da un paragone “tecnicamente diffamatorio”. L’ex direttore, infatti, è stato sospeso dalla carica per uso improprio di carta di credito e non certo su richiesta del Presidente del Consiglio in carica come invece accadde a Santoro.

Per la verità i nomi dei due giornalisti compaiono appaiati nelle intercettazioni telefoniche agli atti presso il tribunale di Trani. Uno dei due viene indicato come persona sgradita e da cacciare, l’altro come un amico fedele e sempre pronto ad afferrare il microfono per regolare i conti con i nemici del Presidentissimo di allora, nonché proprietario della azienda concorrente. Provate voi ad immaginare quale dei due dovesse essere cacciato, insieme a Travaglio e a tutta la compagnia? Per il resto Santoro è stato rimosso e messo in condizione di andarsene per aver dato anche le notizie che non piacevano al regime, il Tg1 invece è stato lasciato da milioni di persone per non aver dato le notizie che non piacevano al regime, in quella negazione c’è tutta la differenza.

In ogni caso se Minzolini avverte tutta l’amarezza del doversi presentare in tribunale potrebbe chiedere una consulenza a Tiziana Ferrario, a Maria Luisa Busi, a Elisa Anzaldo, a Paolo Di Giannantonio, a Raffaele Genha, a Massimo de Strobell, a Bruno Mobrici….e ai tanti altri che ha cacciato, emarginato, costretto a rivolgersi al medesimo tribunale.

Naturalmente gli auguriamo di vincere in tribunale e di dimostrare che i fatti a lui contestati, e che nulla hanno a che vedere con l’articolo21 della Costituzione, sono inesistenti, ma le ragioni della sua sconfitta non stanno certo in una carta di credito, ma piuttosto nel “discredito” che ha concorso a determinare il naufragio di quella che un tempo era la testata ammiraglia della Rai. Naturalmente anche per questo il vecchio Silvio non dimenticherà mai il favore ricevuto e di certo troverà se non una ammiraglia, almeno una scialuppa di salvataggio per il direttorissimo.

domenica 18 dicembre 2011

Tremonti: “Serve un’altra manovra” Passera smentisce: “Nessun testo in arrivo”

“E’ molto probabile che ci sia un’altra manovra”. Giulio Tremonti intervenendo al programma di Lucia Annunziata ‘In mezz’ora’sembra confermare i rumor circolati su un’eventuale nuova manovra economica da fare entro fine aprile, prima della celebrazione di un’importante asta dei bot. Un’altra finanziaria che, come anticipato dal Fattoquotidiano.it, corrisponderebbe a una cifra raggelante: 40 miliardi di euro. 
 Eppure il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera lo smentisce a stretto giro di posta intervendo sempre in tv a ‘Che tempo che fa’: ”Non c’è nessun altra manovra in arrivo – ha detto Passera – Non è che il governo funzioni solo di manovre”.

Ma mentre l’ex ministro dell’Economia attacca la manovra “salva Italia” del governo Monti, il segretario del Pdl Angelino Alfano vira clamorosamente rispetto a quanto detto negli ultimi giorni da Silvio Berlusconi, concedendo di fatto all’esecutivo dei professori un’apertura: “Se si andasse al voto domani, faremmo le elezioni in un tempo di crisi talmente grave per cui è meglio sostenere questo governo che andare ad elezioni subito”, ha detto Alfano al congresso provinciale del partito a Reggio Emilia. Un concetto ribadito anche da un altro esponente di spicco del Pdl nonché presidente del Senato Renato Schifani: “Andare al voto in tempi brevi sarebbe un non senso e non avrebbe una giustificazione politica dato il quadro drammatico della situazione economica”.

Il ritorno di Tremonti.Dopo settimane di silenzio l’ex ministro dell’Economia è tornato in tv attaccando apertamente la nuova manovra del governo Monti che è andata sostanzialmente a correggere le tre manovre fatte in meno di un mese e mezzo durante il suo mandato. “Una manovra andava fatta certamente – ha spiegato Tremonti – ma questa è troppo sbilanciata dal lato delle tasse e, sulle tasse, è troppo sbilanciata su iva, benzina, bollette e addizionali. Colpisce tutti e soprattutto il lato basso. Il rigore andava fatto riducendo la spesa pubblica come programmato da noi. Inoltre non c’è nulla sulla crescita”. Sulle tre manovre consecutive fatte da lui e dal governo Berlusconi, l’ex ministro ha parole di zucchero: “Berlusconi ha fatto molto bene nei primi tre anni, sapevamo che c’era la crisi e per questo abbiamo tenuto i conti in ordine”. Le critiche di Tremonti, piuttosto, vanno ad “alcuni del Pdl che prima dicevano di ‘no’ a certe cose essendo al governo e adesso dicono di ‘sì’ alle stesse cose non essendo al governo. Forse se avessero seguito prima una linea diversa, le cose sarebbero andate diversamente. Adesso evidentemente fanno penitenza”. E i rapporti con Berlusconi? “In termini personali e umani sono e sono sempre stati buoni – ha risposto Tremonti – L’ultimo vertice a Cannes il rapporto non solo personale, ma anche sulla serietà degli impegni si era già ristabilito”. Nessun riferimento ai battibecchi davanti alle telecamere della stampa internazionale o a quella frase “Silvio dimettiti” pronunciata dall’ex ministro nel Consiglio dei ministri del novembre scorso.

Alfano e il sostegno al governo Monti. Le elezioni anticipate non sono un obiettivo del Pdl che ha intenzione di sostenere lealmente il governo Monti: il segretario del Pdl Angelino Alfano fa piazza pulita di tutti possibili equivoci. Per farlo sceglie una platea istituzionale, il primo congresso provinciale del partito in Emilia Romagna. Le assise del Pdl hanno preso il via questo fine settimana e nel giro di un mese rinfrescheranno i quadri locali del Pdl, quelli che dovranno gestire la prossima campagna elettorale. Che forse è già cominciata, ma che nel caso, almeno per quanto riguarda il Pdl, durerà un anno e mezzo: l’orizzonte elettorale è il 2013, fino ad allora il partito sarà impegnato nella duplice impresa di assicurare i voti necessari alla sopravvivenza del governo Monti e convincerlo a non spingere troppo sui temi indigesti all’elettorato berlusconiano. “Se si andasse al voto domani – ha spiegato Alfano – faremmo le elezioni in un tempo di crisi molto grave per cui è meglio sostenere questo governo che andare alle elezioni subito”. Fiducia a Monti, quindi, senza troppi ripensamenti, perché “ciò che accadrebbe in assenza di questo governo sarebbe peggio”. Detto questo, il governo dei professori non ha, dal Pdl, un assegno in bianco. “Ha fatto una manovra – ha detto – che non ci ha convinto dal punto di vista filosofico perché segnata da troppe tasse, noi lo abbiamo incitato a fare meglio e crediamo di avere inciso su alcuni aspetti essenziali, come l’alleggerimento della botta su pensioni e casa e il no all’aumento dell’Irpef. Adesso lavoriamo per fare sì che il versante sviluppo sia quello fondamentale”.

Schifani: “Senza senso il voto ora”.“Andare al voto in tempi brevi sarebbe un non senso e non avrebbe una giustificazione politica dato il quadro drammatico della situazione economica”, ha detto il presidente del Senato ai cronisti al termine del concerto di beneficenza di Natale tenutosi nell’Aula di Palazzo Madama. ”Sarebbe contradditorio – spiega Schifani – andare alle urne dopo pochi mesi. E’ da poco tempo che le forze politiche si sono assunte la responsabilità di fare sistema sostenendo un governo tecnico”.

Le parole di Tremonti sul governo Berlusconi scatenano il fuoco incrociato sia dei colleghi del Pdl che di quelli dell’opposizione del Pd. ”Da parte di Tremonti era più dignitoso il silenzio degli ultimi giorni che le parole di oggi – ha attaccato il segretario del Pd Pierluigi Bersani– E’ davvero incredibile che chi ci ha portati qui si rimetta a favoleggiare come se nulla fosse”. Di segno opposto, ma sempre al vetriolo le critiche di Sandro Bondi che taccia le dichiarazioni dell’ex ministro di “irresponsabilità” perché “non rendono conto in maniera onesta e corretta del confronto che vi è stato sui provvedimenti economici nel corso di tutta la durata del governo Berlusconi”. Secondo l’ex governatore nazionale del Pdl “solo Tremonti ha espresso dei no, immotivati e rivelatisi poi anche sbagliati, nei confronti dell’operato degli altri ministri del Pdl, i quali peraltro hanno sempre agito nel nome del rigore e delle riforme”. Per Raffaele Lauro del Pdl Tremonti “avrebbe fatto meglio a tacere perché “nessun uomo di governo dell’economia, nella storia d’Italia, ha avuto in mano una concentrazione di potere decisionale e per un tempo tanto lungo, come lui”. “Dopo aver commissariato – prosegue il parlamentare – il governo di centro-destra, con il sostegno della Lega, condizionato Berlusconi, insolentito ministri e operato scelte traumatiche per il sistema economico nazionale, senza pensare mai alla ripresa, un Tremonti resuscitato, pontifica, oggi, sul futuro”. Di lui, del resto “non si ricorda alcuna riforma strutturale, tranne quella di aver devastato socialmente il nostro Paese con il trionfo del gioco d’azzardo”.

Minzawards 2011, sic transit gloria Minzi

Il Minzo, purtroppo, non ha mangiato il panettone e il Centro Studi Tg di Uno di Vancouver ha messo le maestranze in mobilità. Sarebbe però ingiusto sospendere il blog senza premiare i protagonisti del telegiornale più spettacolare del globo.

Questi sono i vincitori della seconda edizione dei Minzawards.
Minzo d’Oro : Ada De Santis
Il prestigioso premio passa da Massimo Mignanelli ad Ada De Santis. E’ vero, il vincitore del Minzo d’Oro 2010 si è impegnato da inviato del pop su tutte le piste e le spiagge a nord della linea gotica, eppure nulla ha potuto contro una impressionante serie di corrispondenze che hanno messo in luce l’anima di “servizio” del migliore tg degli ultimi 150 anni. Ada De Santis vince il Minzo d’Oro grazie a reportage di indubbia utilità sociale come “i consigli per dare gli scappellotti” (genitori dateci giù), “i consigli per il jet-lag” (dormite a intervalli regolari), “i consigli per difendersi dal freddo” (copritevi e non uscite di notte), “i consigli per la tintarella“(creme e tanta acqua), “i consigli per difendersi dai serpenti“ (fate una foto e chiudete la porta), “i consigli per difendersi dai ladri” (entrano dalla porta), “i consigli per la festa dei 18 anni” (attenti alla lochescion), “i consigli per il mal di vacanza” (anche qui bere tanta acqua).

Ada De Santis è Minzo d’Oro 2011 anche per le inchieste stagionali (“uova con sorpresa o personalizzate?“), i servizi di carattere storico (“la vera storia del pesce d’aprile“) e le inchieste dal taglio animalista (“vietato calpestare le formiche“). Infine, è solo grazie a lei che abbiamo appreso che quella degli acchiappafantasmi è ormai una professione, che è tramontato il sogno del nasino alla francese e, tanto per rimanere in tema, che Stanlio e Ollio sono meglio del lifting.

Migliore giornalista pop
: Carlotta MannuAnche quest’anno il titolo va a Carlotta Mannu. Giornalista versatile, grazie ai suoi studi di metereologia dinamica, è riuscita ad anticiparci che in “autunno arriva il freddo“. Anche lei si è cimentata nel gravoso compito del giornalista del servizio pubblico e ha scoperto che l’acqua si può anche “mangiare” e che il vino bianco ha sorpassato il rosso. Carlotta Mannu è la migliore giornalista pop del 2011 anche per “i consigli per difendersi dai fulmini” (sedetevi), le “zitelle di sangue blu“, “il cerotto fisioterapista” e lo scoop dell’estate 2011: “in spiaggia trovata una dentiera“.Miglior corrispondente dall’estero: Giovanni MasottiQui il Centro Studi Tg di Uno di Vancouver non ha avuto dubbi. Vestito  sempre come un vero  corrispondente da Mosca, il Masotti ci ha inforallegrato con la corsa sui tacchi a spillo delle donne russe, le armi gonfiabili dell’esercito russo e gli orari certi per la mungitura delle mucche dell’amico Putin. Lo scoop che da solo giustifica le spese relative alla gestione di un ufficio di corrispondenza Rai a Mosca è stato quello relativo ai 12 peli grigi dello Yeti. L’uomo delle nevi esiste e vive in Siberia, dove dorme in una sobria caverna su un sobrio giaciglio di erba secca.
Miglior servizio pop : le patate alla lavastoviglie
E’ firmato da Federica Balestrieri ed è anche il più amato su YouTube. La crisi avanza e gli italiani scoprono come cucinare le verdure in lavastoviglie. E’ il servizio che fa conoscere al mondo anche la “triposata”, la posata una e trina che raccoglie, taglia e infilza.

Miglior servizio natalizio
Il premio va ex aequo a Marco Marchesini e Massimo Mignanelli. A Belluno il Marchesini rincorre i Santa Claus in un servizio pop che passerà alla storia come l’ultimo minzo caldo di una stagione che non tornerà piu’. Massimo Mignanelli, invece, svela i segreti per tenere in vita l’albero di Natale: non mettetelo sulla caldaia e non dimenticate l’acqua nel sottovaso.

Stilare la classifica dei servizi pop del Tg di Uno è stato bello, ma ora tutto è finito e si prospettano fredde e tetre sere d’inverno senza nemmeno il conforto di un minzo caldo.
Il Centro Studi Tg di Uno ringrazia le migliaia di lettori del blog e sospende da oggi la Minzoparade.

Sic transit gloria Minzi.
A cura di Ernesto Salvi
La bestia dell’anno: la tartaruga a rotelle
E’ il capolavoro del minzoconduttore Francesco Giorgino. Non sapremo mai come si chiama, sarà per sempre la nostra testuggine ignota. Della tartaruga a rotelle sappiamo solo che è un esemplare di 12 anni e che il suo padrone era stato costretto ad amputarle una zampa. Ora deambula felice e spensierata con la sua zampa a rotelle nel giardino di casa.

Il Minzaward della critica : la riscoperta della merenda
Solo uno scapigliato profeta del minzopop come Massimo Mignanelli poteva arrivare a concepire un’inchiesta sulla merenda. Il servizio merita il minzaward della critica in quanto è ben documentato e segue il collaudato schema intervista a caso in strada seguito da intervista all’esperto nutrizionista. Dotato di un notevole tasso di minzolinità dovuto al concentrato di infotainment, il servizio è soffice sul palato ed è accompagnato da un retrogusto zuccheroso.

Premio Pilutzer: Il Giornale di FamigliaIl direttorissimo, in una intervista a “Padrorama”, aveva annunciato  a gennaio la nascita della Scuola Media, la rubrica del Tg di Uno delle 13:30 che ha avuto nel 2011 il compito di assegnare minzocaramelle ai giornalisti buoni e minzobacchettate a quelli cattivi.
Il Giornale di Famiglia, con le sue 3 minzocaramelle, vince il prestigioso premio Pilutzer mentre La Repubblica si becca ben 24 minzobacchettate. I giornalisti di quei figli di un De Benedetti minore vengono condannati a rileggersi le 45 puntate della Minzoparade 2011.
: la corsa dei Babbi Natale e i segreti per l’albero

giovedì 8 dicembre 2011

Camorra e politica, retata di casalesi. Chiesto l’arresto per Nicola Cosentino

Oltre 50 arresti, ci sono anche politici. I pm chiedono alla Camera l'autorizzazione a procedere per il deputato Pdl, ex sottosegretario di B. per falso, riciclaggio e violazione della normativa bancaria. Indagato a piede libero anche il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro
L'ex sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino
Le imprese falliscono, i cittadini non arrivano alla fine del mese, ma le società dei Casalesi non hanno problemi, per loro, secondo i magistrati,  garantisce Nicola o’ mericano, al secolo Nicola Cosentino, coordinatore regionale del Pdl, che facilita un’apertura di credito di 5 milioni di euro verso una società che non aveva i requisiti finanziari. Intervento che avviene nel periodo in cui Cosentino era sottosegretario all’economia. E’ uno dei dettagli che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere per 52 persone, altri 5 ai domiciliari, emessa dal Gip di Napoli Egle Pilla su richiesta dei pm napoletani Antonello Ardituro, Giovanni Conzo, Henry John Woodcock, Francesco Curcio, Catello Maresca ed eseguita dagli uomini della Dia, guidati dal capocentro Maurizio Vallone.

Per Nicola Cosentino, già sotto processo per camorra, l’accusa è riciclaggio oltre ad altri reati contestati con l’aggravante di aver favorito la mafia, la richiesta di arresto (la seconda) è stata inviata alla Camera dei deputati. Tutto ruota intorno a tre filoni di indagine, la vicenda relativa alla costruzione di un centro commerciale a Casal di Principe, il controllo delle elezioni amministrative nel comune casertano, nel 2007 e nel 2010 quando si rinnova con il condizionamento del clan anche il consiglio provinciale oltre al controllo del ciclo del calcestruzzo. L’operazione ribattezzata ‘Il Principe (dal nome del centro commerciale, ndr) e la scheda ballerina” evidenzia le irregolarità nelle elezioni attraverso il trucco della scheda elettorale portata all’esterno con la quale l’elettore entrava per riprenderne un’altra bianca. Non solo, in almeno 60 casi, ignoti hanno votato con falsi documenti, sostituendosi a persone iscritte nelle liste elettorali ma che per disabilità o confessione religiosa non avrebbero partecipato al voto. A sostenere e alimentare le attività del clan c’è quella borghesia mafiosa “invasiva e pericolosa” nella definizione di Federico Cafiero de Raho, coordinatore della direzione distrettuale antimafia di Napoli.

Le tre vicende camminano di pari passo. La costruzione del centro commerciale, un investimento di 43 milioni di euro, era una iniziativa imprenditoriale di Nicola Di Caterino, con i cognati Cripriano Cristiano e Luigi Corvino ( tutti arrestati), questi ultimi poi diventati nel 2007 sindaco e consigliere di Casal di Principe. Il centro commerciale serviva a foraggiare le imprese mafiose di calcestruzzo e a controllare i voti promettendo posti di lavoro in cambio di sostegno elettorale. Dietro l’operazione, attraverso il fratello Massimo, c’era Giuseppe Russo detto o padrino, tra i capi storici del clan dei Casalesi, ristretto al 41 bis. Il referente politico nazionale del progetto è Nicola Cosentino, imparentato con i Russo, che si spende per la riconferma all’ufficio tecnico di un architetto Mario Cacciapuoti che rilascia la concessione edilizia irregolare per la costruzione del centro commerciale.

Ma l’impegno di Nick o’mericano non finisce qui. Cosentino insieme al deputato Pdl, presidente della provincia di Napoli, Luigi Cesaro (indagato), detto Gigino a purpetta, incontra a Roma alcuni vertici locali della banca Unicredit per sollecitare la concessione di un credito da cinque milioni e mezzo di euro in favore di Di Caterino e della Vian Srl, che si scoprirà garantito attraverso una falsa fideiussione. Il credito fino ad allora bloccato, magicamente, viene rilasciato con la complicità di alti funzionari di Unicredit. Sono stati arrestati nell’operazione Alfredo Protino, direttore regionale dell’area centro Sud di Unicredit e altri due funzionari Andrea Macciò e Cristofaro Zara, quest’ultimo inizialmente aveva bocciato la richiesta. Un imprenditore ‘normale’ non avrebbe avuto alcun credito, lo stesso Nicola Di Caterino era privo dello spessore finanziario per comprare i terreni dove costruire il centro, l’appalto per la realizzazione sarà aggiudicato da Mauro La Rocca, imprenditore di Sora, tra gli arrestati. Difficoltà dissolte quando entra in scena Nicola Cosentino, allora sottosegretario all’economia, che il 7 febbraio 2007 si incontra a Roma con Alfredo Protino, da pochi giorni direttore area centro-sud dell’Unicredit alla presenza del deputato Luigi Cesaro. Sul punto la banca fa sapere che “in riferimento all’operazione denominata “Il Principe e la Ballerina”, UniCredit si dichiara parte offesa ed è confidente nel lavoro delle autorità inquirenti”.

“Nicola Cosentino – scrive il Gip – non diversamente da quanto riferito dagli stessi collaboratori di Giustizia, rappresentava il garante politico dell’iniziativa svolgendo il ruolo, dunque, di collettore politico delle istanze del sodalizio casalese e della sua ala imprenditoriale. Il particolare impegno profuso da Nicola Cosentino nella vicenda, del resto, trovava, anche ulteriore spiegazione in altra circostanza non secondaria”. Circostanza legata alla parentela di Cosentino con la famiglia camorrista Russo, il fratello Mario ha sposato Mirella Russo, sorella del criminale Giuseppe. Proprio i Russo sono in prima fila nell’iniziativa imprenditoriale. Oltre alle dichiarazioni dei pentiti già contenute nell’ordinanza di custodia cautelare per collusione con i Casalesi, respinta dalla Camera, ci sono nuove dichiarazioni a carico di Nicola Cosentino. Salvatore Caterino, nell’interrogatorio del gennaio 2011, spiega: “ In occasione delle campagne elettorali, oramai da molti anni, mi sono sempre impegnato a fare propaganda in favore di Nicola Cosentin(…) i Russo mi spiegavano che era importante per il clan avere un proprio referente nel Parlamento nazionale. Posso dirle che più in generale la famiglia Cosentino era agevolata dal clan camorristico dei Casalesi, poiché, come dicevano sempre i Russo erano stati loro a fargli avere una sorta di monopolio nella distribuzione del gas nell’intera provincia di Caserta”. Roberto Vargas, nel maggio 2011 spiega le ragioni del sostegno durante le comunali del 2007 a Cristiano Cipriano come sindaco di Casale: “ La seconda ragione era costituita da Nicola Cosentino che è il politico che “comanda” a Casal di Principe, che peraltro tramite il fratello è imparentato con la famiglia Russo. Nicola Cosentino è persona molto accorta, direi è una volpe, e, pur essendo il politico da sempre portato dal clan dei Casalesi, non si è mai incontrato, per quanto mi risulti, con esponenti del clan, se non con Francesco Schiavone Sandokan, con cui aveva un rapporto speciale. Nell’operazione sono finiti in manette imprenditori, professionisti e anche diversi esponenti politici locali oltre all’ex sindaco, i Ferraro, Angelo e Sebastiano, quest’ultimo anche consigliere provinciale

lunedì 5 dicembre 2011

Torna l'ICI per tutti, ma non per la chiesa. Da Todi a Roma, c’è tanto Vaticano nel nuovo governo.

Torna l'ici sulla prima casa. restano esentati non solo i luoghi di culto, ma anche tutti gli immobili, le attività commerciali e alberghiere di proprietà della chiesa.«È una questione che non ci siamo posti ancora». Così il premier Mario Monti, durante una conferenza stampa alla stampa estera, ha risposto a chi gli chiedeva se il governo pensi di agire sulla questione dell'Ici sugli immobili della Chiesa. 
Per capire il motivo di questa "disattenzione", potete leggere quest'articolo:
Da Todi a Roma, c’è tanto Vaticano nel nuovo governo.

«Il governo del preside, il consiglio di facoltà», titolava il 17 novembre scorso in prima pagina il Foglio di Giuliano Ferrara, sottolineando ironicamente il profilo bocconiano e accademico del nuovo esecutivo guidato da Mario Monti. «Il governo della Banca Intesa”, rilanciava lo stesso giorno Il giornale mettendo invece l’accento, a partire dalla nomina di Corrado Passera, sul ruolo dei banchieri e del capitale finanziario nei nuovi equilibri politici.
Tra entusiasti e critici, possibilisti e scettici, poche testate e pochi commentatori hanno però sottolineato con il dovuto rilievo il ruolo determinante giocato dalla gerarchia cattolica nella formazione del nuovo esecutivo. Un lavoro che ha portato a risultati sorprendenti, se
solo si considera il sostegno smaccato concesso in questi anni dalle gerarchie vaticane (e in gran parte anche dall’episcopato italiano) al governo Berlusconi, sostegno che avrebbe suggerito come logica conseguenza una limitata capacità della Chiesa di poter influenzare il dopo-Berlusconi. Invece, alla fine, il card. Tarcisio Bertone, l’uomo della Perdonanza e delle cene segrete con Berlusconi, ha ottenuto dentro il governo varato dal cattolicissimo Monti diversi uomini direttamente riconducibili ai vertici della Chiesa cattolica. Con una lottizzazione in termini di presenze di “area”, degna del manuale Cencelli.

Tanto è stato eclatante il successo conseguito che, con perfetto tempismo, poco dopo che i nuovi ministri avevano giurato nelle mani del capo dello Stato, Bertone benediva il nuovo esecutivo con queste parole: «Una bella squadra alla quale auguro buon lavoro perché il lavoro è tanto e difficile, ma penso che sia attrezzata per affrontarlo».
Certo, Oltretevere avrebbero gradito che come sottosegretario alla presidenza del Consiglio restasse Gianni Letta, cavaliere dell’Ordine Piano e uomo di fiducia del Vaticano. Ma l’essere stato per anni il braccio destro di Berlusconi è stato alla fine fatale a Letta (che su quella poltrona ha comunque piazzato un suo uomo, Antonio Catricalà). C’è poi la mancata nomina di Maurizio Lupi all’Istruzione: Cl aveva scatenato una vera e propria campagna mediatica che indicava come quasi certa la nomina di Lupi. All’Istruzione la Chiesa ci teneva molto ad avere un suo uomo. Ci è andata vicino con Lorenzo Ornaghi. Ma non ce l’ha fatta. Senza contare poi la delusione di un altro cattolico “doc”, Rocco Buttiglione, il cui entourage dava per sicura la nomina ai Beni Culturali. Nonostante queste “assenze” (e la perdita della gestione diretta di un ministero, quello dell’Istruzione, in questi giorni più volte sfiorata), i vertici della Chiesa cattolica incassano la nomina di personalità se possibile ancora più omogenee alla propria prospettiva, perché diretta emanazione degli interessi ecclesiastici.

Il ministro “vaticano”
Passa direttamente dall’ “Onu di Trastevere” – come viene spesso definito il suo movimento – al Ministero della Cooperazione Internazionale Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e tra i laici cattolici più accreditati in Vaticano. Storico della Chiesa formatosi sotto l’ala protettrice di Pietro Scoppola, dopo un periodo trascorso come docente alla Sapienza di Roma, attualmente Riccardi insegna Storia Contemporanea all’Università Roma Tre e molti dei suoi “discepoli” di Sant’Egidio sono sparpagliati in diversi atenei italiani, secondo la consuetudine del sistema baronale. Nel frattempo, Riccardi è diventato lo “storico ufficiale” del Vaticano. E non c’è pubblicazione, convegno o evento che racconti le vicende passate dei papi, della Chiesa e dei suoi rapporti con lo Stato italiano e il potere civile che non lo veda tra i relatori, gli autori, i promotori. L’incarico alla cooperazione internazionale arriva in virtù del ruolo di mediazione svolto da Sant’Egidio in alcune crisi internazionali in Africa e in America Latina e dell’impegno del movimento in diversi progetti di sviluppo nei Paesi del Sud del mondo (sponsorizzati anche da Finmeccanica, la principale industria armiera italiana). Una circostanza che costituisce un oggettivo conflitto di interessi, su cui si è preferito sorvolare, forse anche in virtù dei meriti conseguiti da Riccardi prima attraverso la sua attività con Retinopera poi, più recentemente, nella sua qualità di promotore di diversi incontri tra esponenti del mondo politico, sindacale, imprenditoriale di matrice cattolica nell’opera di costruzione di quel “soggetto cattolico” che la Segreteria di Stato vaticana sta cercando pazientemente di costruire in parallelo (e in concorrenza) con i tentativi portati avanti dalla Cei. Presente alla kermesse di Todi come alla mostra, svoltasi il giorno stesso in cui Monti ne annunciava la nomina a ministro, sulla storia della Democrazia Cristiana, Riccardi punta oggi a fare del suo ministero “tecnico” il trampolino di lancio di un futuro impegno politico.

Il ministro del card. Ruini
Per diversi giorni si era vociferato di una nomina di Lorenzo Ornaghi a ministro dell’Istruzione. Poi, evidentemente, l’arrivo di un ministro così omogeneo agli interessi della Chiesa cattolica in un dicastero così delicato, dopo anni di polemiche sul rapporto tra istruzione pubblica statale e “paritaria”, ha indotto Monti a dirottare Ornaghi ai Beni Culturali.
Ornaghi è uomo vicinissimo al card. Ruini. Proprio Ruini, nel 2002, gli spianò la strada per l’elezione a Rettore dell’Università Cattolica di Milano. Ornaghi, dal 1998 membro del consiglio di amministrazione del quotidiano Avvenire (di cui dal 2002 è anche vicepresidente) e direttore (dal 2003) della rivista Vita e pensiero, la rivista ufficiale della cattolica, nel 2006 ha ottenuto un secondo mandato e nel giugno del 2010 è stato riconfermato per la terza volta, con voto unanime del Consiglio di Amministrazione dell’Università. La sua candidatura, sostenuta da 12 facoltà su 14 (mancavano all’appello solo Giurisprudenza e Medicina), surclassa quella di Ombretta Fumagalli Carulli, vicina all’Opus Dei e sostenuta da Bertone, già sconfitta da Ornaghi nelle elezioni del 2006, che fu indicata “solo” da 4 facoltà (ogni facoltà poteva esprimere fino ad un massimo di tre candidature). Insieme a Dino Boffo, dal 2004 membro del Comitato esecutivo dell’istituto Toniolo, la fondazione che governa l’Università Cattolica, in questi anni Ornaghi ha garantito al card. Ruini il pieno controllo di una delle istituzioni cattoliche più prestigiose e strategiche (oltre all’Ateneo di Milano, il Toniolo gestisce quelli di Brescia, Cremona, Piacenza, Roma, Campobasso, il Policlinico Agostino Gemelli di Roma, nonché la casa editrice “Vita e Pensiero”), contrastando ogni tentativo vaticano di riprendersi l’egemonia dell’ateneo. Il suo arrivo a Roma è destinato però a rimettere in discussione gli equilibri interni alla Cattolica, cui da mesi il card. Bertone sta dando assalto (v. Adista n. 57/11).

Il ministro targato Cei
Corrado Passera, di famiglia cattolica, bocconiano, ha lavorato in McKinsey, nota società di consulenza manageriale, e poi, a lungo, per Carlo De Benedetti, diventando direttore generale della Cir (Compagnie industriali riunite), e partecipando alla cosiddetta “guerra di Segrate” contro Berlusconi per il controllo di Mondadori e del gruppo l’Espresso-Repubblica. È stato poi in Olivetti nella fase di transizione dell’azienda che passava dall’informatica alla telefonia mobile. A seguire, il salto nel mondo bancario: Giovanni Bazoli, esponente di primo piano della “finanza bianca” e del gotha della finanza lombarda, tra i fondatori dell’Ulivo e grande azionista di Rcs-Corriere della Sera (di cui Monti è editorialista), lo chiamò a metà degli anni ‘90 alla guida dell’Ambroveneto, che Passera preparò alla fusione con la Cariplo. Poi il centrosinistra lo nominò Amministratore delegato delle Poste con il compito di ristrutturare (privatizzandone i servizi) l’ente. Nel 2002 venne richiamato da Bazoli alla guida di Banca Intesa, che nel 2007 aggregò al gruppo anche Sanpaolo. Sempre Bazoli lo volle nell’operazione di “salvataggio” dell’Alitalia. Tra i più applauditi relatori al Meeting di Cl nel 2009, Passera negli anni ha stretto un solido legame con il presidente della Cei, il card. Angelo Bagnasco, e con il suo vice, mons. Mariano Crociata. Fu Passera, tra l’altro, a finanziare il prestito per le famiglie indigenti voluto dalla Cei nel 2009. Insomma, un imprenditore-banchiere che piace al centrosinistra, ma che trova accoglienza anche presso il popolo ciellino. Un ottimo rappresentante del mondo economico finanziario che piace alla Cei. Sul versante politico, Passera, in questi mesi, è stato più volte indicato, insieme a Luca Cordero di Montezemolo, tra gli imprenditori e banchieri che avrebbe dovuto intercettare i delusi dello status quo attraverso la creazione di un movimento-partito, vicino o alleato al Terzo Polo, che rappresentasse gli interessi della grande impresa “traditi” da Berlusconi.

Il cattolico outsider
La sorpresa, all’interno di questo gruppo di ministri cattolici “doc” è rappresentata da Renato Balduzzi, esponente dell’Azione Cattolica, presidente nazionale del Meic (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) dal 2002 al 2009, politicamente molto vicino a Rosi Bindi, di cui è stato consigliere giuridico sia quando l’attuale presidente del Pd era ministro della Sanità, sia quando fu nominata alle Politiche per la Famiglia. Sotto la Bindi, Balduzzi ha ricoperto anche l’incarico di Capo dell’ufficio legislativo del ministero della Sanità dal 1997 al 1999, presiedendo la Commissione ministeriale per la riforma sanitaria. Dentro il Meic e l’Azione Cattolica Balduzzi ha rappresentato l’ala più fedele allo spirito della “scelta religiosa”, anche negli anni della normalizzazione ruiniana e in quelli immediatamente successivi della presidenza Bignardi. Docente di Diritto Costituzionale all’Università del Piemonte Orientale, nel 2005 fu tra gli animatori, all’interno del mondo cattolico, della mobilitazione contro la riforma della Costituzione varata dal centrodestra e definitivamente bocciata con il referendum popolare del 2006.
Il suo arrivo al Ministero della Sanità è senza dubbio un riconoscimento all’ala “prodiana” del centrosinistra, nonché a quella parte del mondo cattolico progressista che, fuori da logiche curiali, ha giocato un ruolo determinante nella fondazione dell’Ulivo, mantenendo viva la cultura e la presenza cattolico democratica nel Paese. Di ascendenze “prodiane”, e di formazione cattolica, è anche un altro ministro, Paola Saverino, che è stata preside della Facoltà di Giurisprudenza alla Luiss e poi vicerettore dell’ateneo. È allieva di Giovanni Maria Flick, ex ministro della Giustizia nel I governo Prodi e oggi uomo vicinissimo al card. Bertone.