domenica 27 novembre 2011

Dove vanno gli intellettuali del Cavaliere?

di Marco Filoni

Era il 1947 quando Sartre, in un famoso articolo, proponeva l’engagement politico dell’intellettuale come coscienza inquieta e mai sudditanza. Da noi Elio Vittorini e Palmiro Togliatti se le cantavano. La diatriba che li opponeva era: fino a che punto l’intellettuale deve suonare il piffero per la rivoluzione? Tuttavia oggi con la caduta (definitiva?) di Berlusconi e del suo sistema di potere, si può forse azzardare un bilancio sul rapporto tra gli intellettuali e il berlusconismo. “Quali intellettuali? Non mi pare ce ne siano molti?”, ci dice Flavia Perina. Eppure è una storia che risale a Platone: il politico cerca chi è capace di avere una visione, idee, progetti. Nascono così i chierici, gli intellettuali organici, capaci di “pensare la realtà”. Ma poi finiscono le stagioni politiche e quei chierici, spesso, cambiano velocemente il colore della giacca. Delusione rispetto a un ideale politico o semplice opportunismo? Succederà lo stesso ai saggi che furono affascinati dalla “discesa in campo” di B.?

Sin dagli inizi non mancarono gli intellettuali incantati – e poi presto delusi – da B. Alcuni pensarono allora di aver trovato l’occasione per intervenire e partecipare alla trasformazione del nostro paese. Lo ricorda bene Marina Valensise, storica firma del Foglio, da gennaio a capo dell’Istituto di Cultura italiano a Parigi. Fu chiamata la “stagione dei professori”: Lucio Colletti, Saverio Vertone, Giorgio Rebuffa, Piero Melograni e Marcello Pera furono eletti in parlamento nelle liste di Forza Italia (c’era anche il coltissimo filosofo Vitto-rio Mathieu, che però non fu eletto). Era il 1996. « L’opinione comune li bollò subito come opportunisti, venduti al soldo del potente. In realtà fu diverso », dice Valensise. « Videro in B. la fine delle ideologie. Ma la loro esperienza parlamentare si scontrò con due ostacoli insuperabili. Il primo: la funzione parlamentare si svuotò completamente perché B. non lasciò più spazio alla mediazione. Il secondo: il premier avocò a sé tutta la rappresentanza popolare, in una deriva personalistica e plebiscitaria che tagliò fuori questi intellettuali ».

Anche il filosofo Giuseppe Bedeschi, che di Colletti fu allievo, legge la scelta di questi professori di grande prestigio a favore di B. come scelta teorica e non opportunista: « Si schierarono per le riforme liberali che egli prometteva ». E poi che successe? « L’idillio finì assai presto: Vertone ritornò a sinistra, Rebuffa votò per il governo D’Alema e Colletti dava un’intervista al giorno contro Berlusconi », prosegue Bedeschi. Soltanto Pera rimase fedele e diventò Presidente del Senato nel 2001. Valensise ricorda bene le sue conversazioni con Colletti di quel periodo: « Le descrizioni che faceva delle riunioni di partito erano divertentissime: lui era un uomo con un senso dell’ironia folgorante, era sagace e con una battuta poteva descrivere un mondo. Fumando le sue sigarettine raccontava come si sceglievano i nuovi vertici del partito: nella stanza da pranzo di Via dell’Anima, mentre il cuoco Michele preparava gli spaghetti con le vongole … Ebbe subito chiarissima la difficoltà di contenere la personalità straripante e prorompente di B. dentro una struttura-partito nella quale lui e gli altri intellettuali potessero avere il peso tradizionale che era stato loro riconosciuto ».

Anche Bedeschi in questo senso è chiaro: « In realtà gli intellettuali che avevano accolto con simpatia la discesa nell’agone politico di B., si accorsero che lo schieramento raccolto intorno al Cavaliere non aveva nessuna intenzione di realizzare riforme liberali ». Insomma, B. ha tradito gli intellettuali che avevano visto in lui una promessa carica di libertarismo e libertinismo, “sceso in campo” a cavallo delle sue televisioni quasi a realizzare la “fantasia al potere” del Sessantotto (questa la tesi del filosofo Mario Perniola nel libro Berlusconi o il 68 realizzato in uscita da Mimesis).

« Più che tradire deluse, e molto », dice Pietrangelo Buttafuoco, scrittore e giornalista da sempre a destra, firma del Foglio e di Panorama (già autore Mondadori, che però l’ha fatto fuggire per Bompiani, e “compare di Gasparri”). « Per molti B. fu liberatorio: l’uscita dall’Italia immusonita e bloccata dal beghinismo cattocomunista. Si presentava come modernità e creatività, incarnava un modello sovversivo, rappresentava tutti gli istinti libertari, anarchici e creativi ». Ma tutto ciò non si realizzò mai: « Non è potuto succedere perché in B. non c’era un “noi”, c’era un “io”. Non ha mai voluto creare qualcosa che fosse organicamente strutturato affinché si cambiasse la faccia dell’Italia. Perché non ha mai avuto nessuna soggezione nei confronti di Umberto Eco o di altri intellettuali, piuttosto guardava al successo di Mike Bongiorno, di Raimondo Vianello, di star come Fiorello o Paolo Bonolis ».

Anche Giordano Bruno Guerri, presidente del Vittoriale (« a mille euro al mese, ci tengo a sottolinearlo ») e firma del Giornale, è stato un sostenitore di B.: « Ben capisco che Colletti, Melograni e gli altri siano andati con lui. Come capisco anche i motivi per cui se ne sono distaccati: per una delusione cocente. Ricordo che all’epoca parlai con loro: furono vittime di quella stessa delusione politica che anni prima toccò in sorte ad Arbasino, eletto con i Repubblicani. Ovvero, l’impressione che fare il parlamentare equivalesse a far nulla. E come Arbasino, anche loro si arresero per manifesta impossibilità a combinare qualcosa di buono ».

Eppure c’è qualche voce fuori dal coro. È il caso di Dario Antiseri, filosofo liberale a cui in passato è stata attribuita una simpatia berlusconiana: « Gli intellettuali sono stati usati da B. al pari della scala che si butta via dopo esserci saliti, come diceva Wittgenstein. Però, di fronte al fatto che non si facesse niente per la scuola, per l’università, per la famiglia, allora quegli intellettuali della prima ora si sarebbero dovuti dimettere tutti quanti. B. non li ha traditi, sono loro che si sono traditi da soli: potevano reagire, dimettersi apertamente e indicarne le ragioni, e invece hanno preferito tacere.

Diceva il grande filosofo cattolico Lord Acton che “il potere tende a corrompere e il potere assoluto corrompe assolutamente”. Per questo l’intellettuale deve seguire Popper quando dice che il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza ». Sembra dunque che essere organico significhi cieca obbedienza ai voleri del capo, l’abbandono dello spirito critico. Sorge allora il problema: perché non dire no? Perché continuare a star lì, in quel limbo della politica fatto di poltrone e nomine? « È una questione di compromesso – continua Bruno Guerri – che puoi accettare finché si riesce a far bene: e io faccio benissimo al Vittoriale, perché non continuare? Il problema è quando invece si preferisce la fedeltà ottusa all’intelligenza critica: meglio avere in parlamento un coglione obbediente piuttosto che un uomo intelligente che può esser in disaccordo ». Ecco, questo è il punto.

Quei professori inizialmente organici al progetto politico di B., da chi furono sostituiti? Dai vari Stracquadanio, Minzolini, Fede e Bondi … « Figure pop – dice Buttafuoco – che incarnano meglio il berlusconismo. Non un sistema filosofico né una visione del mondo. Bensì una festa delle occasioni ». Ora che l’occasione è persa, stiamo a vedere cosa succederà e quali saranno i cambi di casacca. Del resto, finito il Berlusconi premier, resta il Berlusconi imprenditore, padrone di tv, giornali e case editrici, che può continuare a retribuire i suoi fidi. C’è chi, come Bruno Guerri, attende un “progetto” di una destra nuova per constatare se poi sarà possibile costruirvi anche un’idea di cultura. Ma gli intellettuali potevano fare di più. Vedremo se faranno la gara a dichiararsi anti-berlusconiani (« proprio oggi, quando tutti scappano, bisognerebbe dirsi berlusconiani per stile ed eleganza », chiosa Buttafuoco). Vi è stato comunque, secondo Guerri, un « arrembaggio alle posizioni e alle connesse rendite »: senza fare nomi, « perché ognuno richiederebbe un trattato antropologico ». E Giuliano Ferrara, Marcello Veneziani o Vittorio Sgarbi? « Uomini molto complessi che non possono esser racchiusi in un contenitore molto semplice. Individui eccezionali nel senso di eccezione rispetto alla norma, e per questo o si rompe la scatola o si guasta il personaggio », continua Guerri.

Il Cavaliere non ha trovato il modo di utilizzare le intelligenze che per un periodo ha avuto a disposizione. Qualsiasi tensione, come dice Buttafuoco, « veniva annacquata in un immaginario frou-frou ». Forse è la dimostrazione che quella scatola era inadeguata. O forse, come ci dice Antiseri, « il ruolo dell’intellettuale è quello indicato da Kant: “non ha da portare lo strascico del re, ma la lanterna avanti al re”. E i berlusconiani hanno portato soltanto lo strascico ». Marco Filoni

Saturno, 25 novembre 2011

sabato 26 novembre 2011

Operazione Amnesia

Vederlo lì in un baretto fuori dal Tribunale di Milano, solo e abbandonato, nessuno che gli rivolga la parola, gli chieda un autografo o una barzelletta, gli gridi meno male che Silvio c’è, fa tenerezza. Sentirlo rispondere dalla tribuna vip del Milan a una domanda sul fisco “non so, ormai non conto più niente”, fa quasi pena. Almeno a chi non lo conosce. L’ultima maschera del Cainano è quella del povero vecchietto innocuo, dell’anziano guitto a fine carriera. Uno da lasciare in pace, anzi da ignorare, perché ora bisogna guardare avanti senza spirito di vendetta, anzi con un pizzico di gratitudine per tutti i sacrifici che ha fatto per noi, non ultime le dimissioni come estremo “atto d’amore per l’Italia”, purtroppo travisate dalla solita “piazza dell’odio”.

L’Operazione Amnesia, simile alla strategia della sommersione adottata da Provenzano dopo le stragi volute da Riina, è una nuova versione dell’eterno “chiagni e fotti”, che presto sfocerà in una campagna elettorale tutta basata su vittimismi vecchi e nuovi: i poteri forti nostrani e forestieri, l’euro, la culona tedesca, il De Funès francese, le solite toghe rosse che si portano su tutto. E infine, quando monterà il malcontento per i tagli del governo Monti, un’agile piroetta per fingere di averlo sempre contrastato e le solite litanie sulla sinistra delle tasse.

Nell’attesa, mentre Angelino Jolie gioca al piccolo segretario vaneggiando di congressi e primarie come se fosse davvero il leader Pdl, il Cainano pensa alla roba sua. Il vicemonti è un clone di Letta, Catricalà, che ha dato buona prova all’Antitrust senza mai vedere il trust Mediaset e conflitti d’interessi collegati, ma in compenso nel 2008 sgominò il cartello dei fornai (la celebre multa di 4. 430 euro all’Unione Panificatori, e non una per ciascuno: una per tutti). Alle Comunicazioni c’è Passera, che di conflitti d’interessi se ne intende, dunque non disturberà il suo. Alla Giustizia c’è la Severino, ex avvocata Fininvest, e non abbiamo ancora visto i sottosegretari (gira persino il nome della signora Iannini in Vespa). La Rai è sempre in buone mani e Minzolingua continua imperterrito a dirigere il Tg1. Tutto come prima, ma con un vantaggio in più: nessun attacco, nessuna polemica, tutto dimenticato. E, se qualcuno si azzarda a ricordare che le dimissioni le ha date proprio per il conflitto d’interessi (i titoli del gruppo colavano a picco, Doris lo chiamò e disse “molla la Lega, pensa alle aziende”, come ha confermato ieri Bossi: “B. s’è dimesso perché l’hanno ricattato con le aziende”), scatta immediata la litania dei servi: “Ecco, gli antiberlusconiani sanno parlare solo di lui, temono di restare disoccupati”.

Se al “chiagni” provvede l’amnesia generale, al “fotti” ci pensa Mediaset. È notizia dell’altroieri l’ennesima causa milionaria di Mediaset contro un giornalista che non si piega: Santoro, che il 1° luglio aveva osato ipotizzare, dietro l’inspiegabile retromarcia di La 7, prima interessata a lui e poi non più, “un intervento esterno per bloccare un terzo polo tv che poteva diventare dirompente per il duopolio Rai-Mediaset”. E a questo intervento esterno aveva dato “un nome e un cognome: conflitto d’interessi. Politico e industriale. Un’azienda, Mediaset, occupa governo, Parlamento, Autorità, Rai e piega tutto al proprio tornaconto”. Ora però Mediaset dovrà denunciare anche quel tizio che nel 2000 disse: “Se B. non fosse entrato in politica, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera per mafia”; e nel 2010 aggiunse: “Il conflitto d’interessi ormai è endemico: scegli B. e prendi tutto”. E poi quell’altro che nel 2008, dopo le elezioni vinte da B., dichiarò: “Mediaset l’ha scampata bella, la legge Gentiloni era un pericolo”; e nel 2010, quando Fini chiese la sfiducia al governo B. e Mediaset crollò in Borsa, osservò: “Sull’andamento del titolo la politica pesa più della crisi”. Il primo si chiama Fedele Confalonieri, presidente Mediaset. Il secondo Piersilvio Berlusconi, vicepresidente Mediaset. Diffamatori.

giovedì 24 novembre 2011

La forza (vera) della 'ndrangheta

Quando abbiamo parlato del secondo pilastro sul quale si sorregge la ‘ndrangheta, abbiamo fatto riferimento al ruolo, essenziale, rivestito da apparati dello Stato, più o meno deviati, i quali, per ragioni che vanno da esigenze istituzionali di sicurezza  a meno nobili  interessi politici ed economici contingenti, hanno avuto ed hanno tuttora rapporti stabili con le cosche più potenti, in un rapporto di scambio dai contenuti occulti e impenetrabili. Si era fatto, a titolo di esempio, il caso del commercialista Giovanni Zumbo e mai esempio fu più calzante, alla luce del contenuto delle sue più recenti dichiarazioni rese ai magistrati della Dda di Reggio Calabria che lo hanno interrogato qualche mese fa.
Si premette che se ne parla in questa sede solo ai fini delle considerazioni di carattere generale che se ne possono trarre. Dalla loro lettura si trae piena conferma di quanto affermato nel precedente articolo (Corriere della Calabria n. 12, ndr) e si può procedere sul piano della ricostruzione del quadro complessivo dei rapporti sopra delineati. In primo luogo appare confermato l’intreccio tra ‘ndrangheta e poteri occulti di vario genere: Zumbo ammette di fare parte di una loggia massonica e, nel contempo, di essere in rapporto con i Servizi. Se le due appartenenze siano collegate ovvero se siano strumentali l’una rispetto all’altra non è dato sapere, ma certamente il dato è inquietante e autorizza le ipotesi più varie circa l’interesse ad avere rapporti con una struttura criminale da parte di soggetti che dovrebbero esserle estranei (come nel caso della massoneria), o con funzioni di prevenzione e contrasto (come nel caso dei Servizi). Ma c’è di più. Il giovane commercialista ammette di aver fatto ritrovare alle forze dell’ordine, in più riprese, armi ed esplosivi, e di essere stato a conoscenza dell’autovettura con all’interno armi, ritrovata il 21 gennaio del 2010, giorno della visita a Reggio Calabria, del Presidente della Repubblica (salvo poi  affrettarsi a smentire la circostanza). Forse, la prosecuzione delle operazioni tecniche di intercettazione in casa Pelle, interrotte dopo poco più di un mese, per asserite esigenze processuali, avrebbe consentito di acquisire più rilevanti e decisive informazioni, e dunque bisogna limitarsi al pur ragguardevole materiale esistente.
Le dichiarazioni di Zumbo aprono comunque scenari nuovi e, si ripete, inquietanti, sotto vari aspetti. Anzitutto, quei collegamenti e quei rapporti, per la prima volta disvelati nel corso dell’Operazione Olimpia, non appartengono al passato, ma fanno parte della storia presente. Negli anni 90 ne parlarono numerosi collaboratori di giustizia, sia pure con non poche reticenze, da Lauro a Barreca, da Fonti a Serpa, da Albanese a Schettini. L’elenco non esaurisce l’arco delle collaborazioni in questa direzione ed altri elementi furono frutto delle indagini condotte aliunde. Erano gli anni in cui presenze inquietanti di uomini della ‘ndrangheta vennero rilevate in occasione di alcuni degli episodi più cruenti degli anni di piombo. Mi riferisco alla strage di Piazza Fontana, a quella di Piazza della Loggia, all’omicidio del giudice Vittorio Occorsio, al sequestro ed all’omicidio di Aldo Moro. C’è un passaggio significativo che vale la pena di ricordare. Nella prima metà degli anni 70 praticamente tutti i boss della ‘ndrangheta reggina spostarono i loro interessi criminali su Roma, tutti insieme. Alcuni vi si insediarono stabilmente, altri frequentavano la capitale pur senza abitarvi. Quello fu probabilmente il momento di più intenso collegamento tra ‘ndrangheta, Servizi deviati, destra eversiva, anche tramite la banda della Magliana, che in quegli anni conosceva il punto massimo di attività. I nomi sono noti: Salvatore Mammoliti, Domenico Papalia, Antonio D’Agostino, Domenico Libri, Pasquale Condello, Paolo De Stefano. E infatti il 18 ottobre 1975 la squadra mobile di Roma accertava lo svolgimento di una riunione presso il ristorante “Il Fungo”, in zona Eur, alla quale partecipavano tra i calabresi il latitante Saverio Mammoliti, Giuseppe Piromalli, Paolo De Stefano, Pasquale Condello e i romani  Giuseppe Nardi, Manlio Vitale e  Gianfranco Urbani.
Le dichiarazioni rese alle Dda di Torino e Reggio Calabria dal collaboratore Cesare Polifroni consentono di capire il fitto intreccio tra ‘ndrangheta, riciclaggio dei riscatti dei sequestri di persona (all’epoca al massimo livello di intensità) e massoneria deviata. E d’altra parte  il sostituto Vittorio Occorsio, nel periodo in cui venne ucciso lavorava ad una indagine relativa all’acquisto della sede a Roma dell’Ompam (Organizzazione mondiale per l’assistenza massonica). In quei giorni l’attività del magistrato dovette essere frenetica se è vero che si era incontrato con un giudice di Zurigo circa i canali di riciclaggio del denaro "sporco" proveniente dai sequestri di persona, e che, proprio due giorni prima del 10 luglio 1976 aveva convocato nel suo ufficio Licio Gelli, interrogatorio che non avvenne per l’uccisione del magistrato. L’assassino di Occorsio fu Pier Luigi Concutelli, più volte ospite della cosca De Stefano a Reggio Calabria, che risultò avere trascorso parte della latitanza in Roma, in un covo utilizzato anche da Paolo De Stefano.
La stagione romana si interruppe bruscamente proprio con l’omicidio di Aldo Moro. Tutti rientrarono nelle loro sedi, ma è ragionevole ritenere che i rapporti con i Servizi  non si siano mai interrotti e che abbiano costituito un elemento costante e imprescindibile. Le vicende della fuga di Freda del 1979 e l’ospitalità ricevuta in tre diverse abitazioni di esponenti di vertice della ‘ndrangheta (Vernaci, Barreca, Vadalà) sono lì a confermare la prosecuzione di quei rapporti, rafforzati dalle visite che il Freda riceveva in casa Barreca da esponenti della politica, delle istituzioni, alcuni dei quali di appartenenza piduista, in vista di piani eversivi, tra i quali il mai abbandonato progetto separatista. Negli anni 2000 le tracce di questo genere di rapporti, che apparivano attenuate, ripresero a riemergere progressivamente sino ad imporsi negli ultimi anni in maniera prepotente e ormai non più discutibile. È probabile che quella momentanea oscurità sia stata frutto di disattenzione investigativa o del venir meno del contributo in questa direzione dei collaboratori di giustizia per quantità e qualità, ma certo le vicende reggine dell’ultimo decennio reclamano una nuova approfondita attenzione a livello investigativo ma anche politico e parlamentare.
Non siamo più davanti ad un problema contingente, a rapporti cioè che possono trovare spiegazione in situazioni di emergenza (vedi la rivolta per Reggio capoluogo degli anni 70 o la strategia della tensione), ma ad un rapporto sistemico che si rinnova quanto alle persone, ma le cui logiche permangono sostanzialmente immutate. Un rapporto di scambio innaturale e illegittimo, di cui non è dato conoscere i termini, ma che, è bene ripetere, condiziona grandemente le vicende economiche, politiche ed istituzionali della Calabria e non solo. In fondo anche le recenti vicende reggine, che tanto appassionano le cronache locali, possono essere lette alla luce di quelle passate. Appaiono comuni gli obiettivi e le strategie, in particolare quella che fa riferimento, secondo un refrain ricorrente, alle “lotte” interne al Palazzo di giustizia, in passato usate come clava per colpire chi aveva fatto luce sui rapporti e le collusioni con i vari poteri occulti, oggi ripresa come causa scatenante la serie di attentati del 2010! Nell’uno e nell’altro caso quel richiamo è servito più a fomentare “le guerre intestine” che a placarle, secondando interessi criminali ed affaristici che muovono le fila nell’ombra.
A questo punto c’è da augurarsi che a livello investigativo le emergenze probatorie emerse in questi ultimi anni (e sono ormai tante, da Chiefari a Zumbo, dalle microspie alle bombe dentro e fuori i palazzi, dalle fughe di notizie ben orientate ai tentativi di depistaggio organizzati nel corso della vicenda Fortugno, e molto altro ancora), possano essere ricondotte ad unità e fondare, finalmente, ciò che in passato per vari motivi non è stato possibile completare sino in fondo. Ricostruire, cioè, almeno a livello regionale, la rete dei rapporti tra ‘ndrangheta e poteri occulti, individuare strategie ed obiettivi, responsabilità a vari livelli. In questa ricerca la politica dovrà dare il suo contributo di pieno sostegno. Il Copasir e la commissione parlamentare Antimafia, nei rispettivi ambiti di competenza, dovrebbero puntare la propria attenzione su queste vicende, perché è attraverso esse che sarà possibile individuare i punti di forza di una organizzazione come la ‘ndrangheta, più che dai suoi connotati, peraltro noti da tempo, di tipo organizzativo.

* Magistrato

martedì 22 novembre 2011

Quegli onorevoli 'pizzini' alla Camera la tentazione di vietare le foto in aula

Due proposte di Pdl e Lega mettono al bando teleobiettivi e zoom a Montecitorio. Così la casta non rinuncia a celarsi. Ma perché gli italiani dovrebbero fidarsi di chi non vuole far vedere quello che sta facendo?
di FRANCESCO MERLO
ROMA - Che davvero si tratti di pizzini è ora provato da questa voglia dilagante di proteggerli per regolamento, di nasconderli ai fotografi, ai giornalisti e alla trasparenza con la forza  -  nientemeno  -  della legge. I deputati, i senatori e  -  ahinoi  -  anche i tecnici che, essendo tecnici, stanno imparando in fretta, hanno perso la pazienza quando i fotografi hanno scoperto il messaggio segreto di Enrico Letta a Mario Monti. E stanno ora cucinando la pessima idea di vietare gli zoom, di mettere i teleobiettivi al bando, di oscurare quella che dovrebbe essere la casa di vetro della democrazia.

I CASI Gli otto 'traditori' di Berlusconi 1

Circolano già dei testi scritti, del Pdl e della Lega, ma sono trasversali sia l'irritazione sia queste cattive intenzioni. E non si tratta soltanto di ridicolaggini stizzite, ma di impulsi, scusate la parolona, liberticidi. Domani ne azzeccagarbuglieranno nella conferenza dei capigruppo, ovviamente a porte chiuse e lontano dai fotografi perché solo e sempre di nascosto si impastano le ribalderie.

E se ora ne raccontiamo senza riderci troppo non è soltanto per fermare sul
nascere il "fotocidio", ma anche per segnalarlo come forte indizio di una casta che sempre più sente il bisogno di nascondersi, di segretare le proprie azioni, di legittimare il travisamento, il cappuccio, la calzamaglia, il burqa.

Per la verità, già prima del pizzino galeotto di Letta, l'album delle indiscrizioni rivelatrici, dei dettagli sapidi, dei tic ingigantiti, dei fuori scena che raccontano la scena, era molto lungo. Si andava dagli appuntamenti con le signorine che Berlusconi, come direbbe Lavitola, "agendava" durante infuocati dibattiti, alla famosa lista dei traditori, alle malizie inviate alle avvenenti onorevolesse Giammanco e Di Girolamo, alle schermate dei siti porno visitati mentre si discuteva della Finanziaria, al display del cellulare di Verdini terminale di traffici e commerci, agli sbadigli di Bossi, alle tenerezze di Bocchino e Carfagna paparazzate da uno scatto malandrino della Mussolini.

Le cattive abitudini in Parlamento non sono certo una novità. È vero però che si moltiplicano, diventano trasversali e che la tecnica digitale inesorabilmente le registra e le svela senza parzialità ideologiche perché è appunto tecnica, come la funzione di Mario Monti.

Ma non esiste privacy in politica. Gli uomini pubblici non hanno vita privata, meno che mai in un'aula parlamentare dove non c'è nulla di segreto e di intimo, neppure uno sbadiglio, un pisolino o un traccheggio epistolare. E un biglietto è un biglietto. Solo se lo proibisci ai fotografi diventa pizzino. Quel foglietto di Letta era tutto sommato innocente. Perché lo stanno degradando a pizzino?

Monti, per esempio, che l'ha messo a favore di obiettivo, non è vero che si è comportato ingenuamente, ma normalmente. Non ci si muove in Parlamento come in un covo. Se lo avesse fatto avrebbe rivelato le intenzioni pizzinesche che evidentemente non aveva.

Trattative, mediazioni, lungaggini, calcoli e interessi politici: l'idea di coprirli li rende odiosi, e toglie loro il carattere di fragilità umana che qualche volta hanno, perché è vero che alla Camera ci si stanca, si perde la pazienza, ci si rilassa, e qualche volta si sbaglia. Ma perché dovremmo fidarci di qualcuno che non vuole farci vedere quello che sta facendo, e che addirittura si vergogna di se stesso e delle proprie fragilità?

Va detto infine che l'uscita di scena di Berlusconi non può essere scambiata per un "tana libera tutti". In fondo questa trovata è una variante del tentativo di vietare per legge le intercettazioni telefoniche, appartiene alla stessa famiglia, alla stessa maligna volontà di censurare e inaridire le fonti. Il sospetto è che, finito il carnevale, si nasconda dietro la quaresima l'idea che adesso alla politica ci si debba accostare come ad un sacramento, voltando il capo, con gli occhi bassi, in ginocchio.

Antonio Di Pietro, disturbato dai soliti di "Striscia la notizia", ha avuto un lapsus rivelatore quando è sbottato in quel "smettetela, ora non c'è più Ridolini". Ma la politica non diventa seria nascondendosi, nelle notti di Arcore come nei corridoi delle banche e nelle aule del Parlamento.

mercoledì 16 novembre 2011

E’ stato bello! - (Remember)

Non entrerò mai in politica. Scendo in campo. Il Paese che amo. Per un nuovo miracolo italiano. L’Italia come il Milan. Basta ladri di Stato. La rivoluzione liberale.

Il Polo delle Libertà. Il decreto Biondi. Vendo le mie tv. Golpe giudiziario. Giuro sulla testa dei miei figli. Lasciatemi lavorare. Sono l’unto del Signore. Ribaltone. Scalfaro è comunista. Con Bossi mai più nemmeno un caffè. Mai detto che sono l’Unto del Signore. Dini è comunista. Il popolo è con me. Prodi utile idiota dei comunisti. Visco Dracula. Toghe rosse. D’Alema è comunista. L’amico Massimo. La Costituzione è comunista. La grande riforma della Costituzione.

La Casa delle Libertà. Il premier non ha poteri. La grande riforma della giustizia. L’amico Vladimir. L’amico George. L’amico Muammar. Gheddafi leader di libertà. Nessun condono. Concordato fiscale. Scudo fiscale. Condono fiscale ed edilizio. Letta è una benedizione di Dio. Romolo e Remolo.

All Iberian mai sentita. Mills mai conosciuto. La proporrò per il ruolo di kapò. Turisti della democrazia. L’Islam civiltà inferiore. Meno tasse per tutti. Tutta colpa dell’euro. La mafia, poche centinaia di persone. Grandi opere. Sono stato frainteso. Tutta colpa delle torri gemelle. Lei è meglio di Cacciari, le presenterò mia moglie.

Il circuito mediatico-giudiziario. Fede è un quasi eroe. L’amico Bossi. Uso criminoso della televisione pagata con i soldi di tutti. L’amico Pollari. Le rogatorie. La Piovra rovina l’Italia all’estero. L’amico Pompa. Il falso in bilancio. Mangano si comportava bene, prendeva la comunione nella cappella di Arcore. La legge Cirami. Dell’Utri è perseguitato. Legittimo sospetto. Previti è perseguitato. Il lodo Maccanico. Il Ponte sullo Stretto. Il lodo Schifani. Tutti sono uguali di fronte alla legge, ma io sono un po’ più uguale degli altri.

Ciampi è comunista. Il decreto salva-Rete 4. I poteri forti. La legge Gasparri. L’Economist è comunista. Che ne direbbe di una ciulatina? I direttori dei giornali devono cambiare mestiere. Bertolaso uomo della Provvidenza. La legge Cirielli. Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, anzi mandava la gente in vacanza al confino. Sempre stato assolto. La stampa estera copia da Unità e Repubblica. Napolitano è comunista.

Giustizia a orologeria. L’amico Minzo. I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana. Telekom Serbia è tutta una tangente. I brogli di Prodi. La commissione Mitrokhin. La giusta amnistia. I comunisti cinesi bollivano i bambini per farne concime. Farò sparire la spazzatura da Napoli in tre giorni. Ho 109 processi. Sarkozy ha imparato da me. Chi scrive di mafia lo strangolerei con le mie mani.

Il Popolo delle Libertà. Obama abbronzato. Il miracolo della ricostruzione dell’Aquila. Evadere è un diritto naturale che è nel cuore degli uomini. Ai giudici noi insidiamo le mogli, siamo dei tombeur de femmes. Il Family Day. Che fate, ragazze, mi toccate il culo? Mille giudici si occupano di me. Agostino, trova una parte ad Antonella: è impazzita, racconta cose in giro. Lodo Alfano. La Consulta è comunista. Legittimo impedimento. Partito dell’Amore e sinistra dell’odio. Il padre di Noemi autista di Craxi. Prescrizione breve.

Mai frequentato minorenni. Le mani nelle tasche degli italiani. La signora Lario mente. Processo breve. Vedi, Patrizia, tu devi toccarti. La privacy. Processo lungo. Candido Lampedusa al Nobel per la Pace. Caro dottor Fede, cioè volevo dire Vespa. Ruby nipote di Mubarak. Non chiamo Gheddafi per non disturbarlo. La legge anticorruzione. La mia fidanzatina. Siamo tutti intercettati. Solo cene eleganti. Riformare le intercettazioni. Pagavo Ruby perchè non si prostituisse.

La rapina Mondadori. L’amico Lavitola. Me ne vado da questo Paese di merda. Il miglior premier degli ultimi 150 anni. Culona inchiavabile. L’amico Gianpi. Faccio il premier a tempo perso. La maggioranza è coesa. Ho i numeri alla Camera. Traditori. Mi dimetto.
Sic transit gloria immundi.
 
Venghino… trenta palle, un euro!
Una filastrocca ispirata dall’articolo di fondo di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano del 13 novembre scorso: E’ stato bello”. Grazie, Marco!
Venghino… trenta palle, un euro!
Scendo in campo e sullo slancio
tolgo il falso nel bilancio
”.
Tutto il popolo è con me”.
Col padan mai più un caffè”.

Il partito dell’amore”.
Sono l’Unto del Signore”.
Che son l’Unto mai l’ho detto”.
Farò il ponte sullo Stretto”.

Stop ai ladri dello Stato”.
Un fiscale concordato”.
Ve lo giuro sui miei cari”.
Lei è meglio di Cacciari,

la consorte le presento”.
Son frainteso ogni momento”.
Mussolini? Mai ammazzò”.
Le offro il ruolo di kapò”.

Liberal rivoluzione”.
Legge anti corruzione”.
Riformiamo la Giustizia”.
In tre giorni l’immondizia

dalle strade sparirà”.
Casa della Libertà”.
Sono matti i magistrati”.
Siamo tutti intercettati”.

La signora Lario mente”.
Al premier potere niente”.
Letta è una benedizione”.
Toghe rosse”. “Ribaltone”.

Un processso lungo qua”.
Un processo breve là”.
All Iberian? Mai sentita”.
Antonella è ormai impazzita,

Saccà trovale un lavoro”.
Bossi Umberto è il mio tesoro”.
Noi siam dei tombeur de femmes”.
Meno civiltà ha l’Islam”.

L’evasione delle tasse
è un diritto delle masse
”.
Il miracolo italiano”.
Lo straniero quotidiano

copia sempre l’Unità.
Lampedusa presto avrà,
spero, il Nobel per la Pace
”.
Vladimir molto mi piace”.

Sempre assolto”. “Senza colpe”.
Questo è un giudiziario golpe”.
La Consulta? Comunisti”.
Di democrazia turisti”.

Minorenni non frequento”.
E’ il legal impedimento”.
Farò a L’Aquila un prodigio”.
Siam coesi, mai un litigio”.

Ho la mia fidanzatina”.
Mi farei una ciulatina”.
Sempre e sol cene eleganti”.
Dono a Ruby dei contanti

per salvarla dai papponi”.
Non farem mai più condoni”.
David Mills? Mai l’ho incontrato”.
Caro Obama, sei abbronzato”.

Presidente a tempo perso”.
Il miglior dell’universo,
io, fantastico statista
”.
Quel D’Alema è un comunista”.

Sarkozy imparò da me”.
I mafiosi? Son due o tre”.
Chi mi sta toccando il culo?
Io lavoro come un mulo,

ma mi dicon: Ti fermiamo!
Questa la Nazion che amo”.
Un legittimo sospetto”.
Traditori”. “Mi dimetto”.

La rapina Mondadori”.
Giuro è Ruby Rubacuori
di Mubarak la nipote
”.
Queste son le frasi idiote

che per diciassette anni
ha sparate  il Barbagianni,
tutti i dì, mattina e sera.
Se non proprio la galera,

auguriamo al Cavaliere
tanti calci nel sedere
quanti sono gli italiani.
Cominciando da domani.

Se c’è chi non vuole darli
c’è chi è pronto a raddoppiarli.
E perciò fuori le chiappe
per ben ottomila tappe.


Il Grande Golpe Globale rivelato a mio cognato

di Fabio Scacciavillani | 16 novembre 2011

Peccato che le foto digitali non ingialliscano. Quando le riguardi manca il pathos che solo gli effetti del tempo sanno conferire alle cose. Le stampe sbiadite trasudano di nostalgia, mentre quei pixel perennemente vibranti ma asettici non mi suscitano emozioni. Eppure il Grande Golpe Globale, il G3 come lo chiamano i profani (per noi iniziati è l’Operazione Draghi dei Monti), fu messo a punto in quell’incontro immortalato nella foto.

Ricordo quando si materializzò l’ologramma di Bini Smaghi, un Chicago Boy come me, nel mio ufficio con vista mozzafiato sulla Casa Bianca, al Fondo Monetario Internazionale proprio il pomeriggio in cui ero placidamente intento a distruggere l’economia indonesiana lanciando testate multiple di neo-liberismo.

Senza preamboli, mi disse: “Sei stato implacabile nella  guerra in Croazia e le bancarotte di paesi da operetta. Valutiamo che sei pronto per una vera Mission Impossible! Sarai trasferito alla Bce. Prendiamo il controllo dell’Euro”.

Io provai a obiettare che avevo un paper da completare. Lo sfumato sorriso su quell’ologramma a colori tenui si irrigidì: “Falla finita con le pippe di econometria! A Chicago sei stato allenato per diventare uno spietato killer di economie e di welfare, non per smacchiare giaguari con le aspettative razionali”. Lbs conia battute che poi passa a Crozza, che a sua volta le cede a Bersani, il quale, non capendole, le inserisce nel programma del Pd dopo aver chiesto lumi alla Volpe del Tavoliere.

Passai due anni da favola a Francoforte: i parametri di Maastricht con cui torchiare governi democraticamente eletti, inflazione da debellare, aggregati monetari da comprimere, istanze sociali da reprimere, il tutto con pochi movimenti del mouse. Una sera che mi sentivo particolarmente carogna feci deflagrare l’hedge fund di un fighetto del Mit che si spacciava per guru di opzioni. Gli scagliai addosso un po di futures sul rublo e lo stesi. Come effetto collaterale scatenai la guerra in Cecenia, ma non nutro soverchie inclinazioni a occuparmi di banali dettagli.

Quando fui sicuro di aver piantato i semi di una crisi epocale dell’euro, arrivò l’ologramma di Draghi. Lui era già una leggenda tra gli iniziati e io ero quasi in stato di trance mentre lo ascoltavo. Mi disse che da ora in poi sarei passato agli ordini del Gruppo Bilderberg. Quel nome mi suonava oscuro. Lì per lì pensai fosse una marca di würstel e temetti di essere stato degradato a occuparmi di bassa macelleria sociale.

Mario suadente mi rassicurò: quel nome celava il cerchio supremo degli eletti la cui luce si proiettava su tutte le cose umane, ma anche divine. Devo ammettere che ero rimasto allo Stato Imperialista delle Multinazionali, ma Mario mi disse che quella roba era stata privatizzata sul Britannia. Mi avrebbero accolto in un luogo a Londra il cui nome all’inizio mi suonò come Golden Sex. Quando scoprii che invece si trattava di Goldman Sachs dovetti vendere il container di condom aromatizzati che avevo acquistato a causa dell’equivoco. Ma quel deficiente del trader colombiano invece di condom capì dotcom e mandò a gambe all’aria in un colpo solo Wall Street e Silicon Valley. Alla Bce lasciai le cose in mano a Lucas Papademos, un levantino sveglio che aveva contribuito a falsificare i conti nazionali greci e si apprestava a sconquassi peggiori.

Quanti ricordi nella swinging London di Blair che faceva tutto quello che volevamo! Avevo un joystick nel mio superattico con cui mi divertivo a far correre Tony da Downing Street al laghetto di Hyde Park per spaventare le anatre. Ogni tanto Mario mi faceva una lavata di testa per queste bischerate, ma in fondo si divertiva anche lui, quando non era impegnato in ingegnerie finanziarie o con la guerra in Afghanistan.

Due anni a Londra e poi il Medio Oriente. Lì passavano gli snodi nevralgici del pianeta dopo che avevamo preso in pugno la presidenza Bush, marcata stretto dal vecchio Hank Paulson. Dal Qatar controllavo le operazioni in Iraq, facevo impennare i prezzi del petrolio e indottrinavo le menti labili con Al Jazeera. In quella penisola incontrai l’altro Mario cui questa foto non ingiallita mi riporta.

Ormai ero ammesso alla presenza degli eletti. Con me non comunicavano più attraverso ologrammi. A Doha mettemmo a punto il piano per impossessarci dell’Italia. Pensavamo di imporre quello splendido labrador come ministro dell’Istruzione, poi però si rivelò troppo intelligente e dovemmo ripiegare su un’alternativa. Io sarei stato piazzato tra i blogger del Fatto Quotidiano, che avrebbe costituito la punta di diamante della cospirazione.

Oggi siamo a un passo dal dominio assoluto. Berlusconi? Solo una nostra pedina mossa da Letta che lavorava per Goldman.  Ruby? L’ho scelta io in persona (è un peccato di gioventù di Carla Bruni). Ferrara? Gli do ordini ogni sera (mia l’idea di farlo esibire in mutande, molto carina no?). Tremonti? E’ un androide difettoso acquistato a Shanghai (ci aggiunsero Brunetta in omaggio, tanto era venuto male e poi al cinese dava sui nervi perché urlava ossessivamente “Cretino, cretino, cretino…”). Tremonti invece ripete in modo compulsivo “conti in sicurezza” e scrive frasi a casaccio di cui i giornalisti, per sentirsi fini (con la minuscola) intellettuali, fanno finta di comprendere il senso recondito (che in realtà non esiste). Quando lo portammo sul Britannia si perse per due settimane nelle stive cercando il bagno.

Solo un profano ha intuito tutto e denuncia disperatamente il complotto in cui è coinvolto anche Israele (e come possono mancare gli Ebrei e i Savi di Sion da un complotto che si rispetti?) ma invano. Il GGG è inarrestabile. Alla Commissione Trilaterale che si è riunita ieri nella cornice gotica della Rockfeller Chapel, all’Università di Chicago (dove le chiese sono intitolate ai capitalisti, non ai santi) stavamo voluttuosamente pregustando di papparci il mondo a Bocconi.

lunedì 14 novembre 2011

La vera storia di Marina Berlusconi, erede al trono pronta alla politica per salvare gli affari di famiglia

Sono rifatte, ma ha due palle più grosse di quelle del padre le mette in mostra e si depila perfettamente il petto.
Marina è la consigliera preferita dal padre, d’altronde lei è nata e cresciuta nel mondo ambiguo ed oscuro che ha formato la fortuna economica della famiglia, nel senso siciliano mafioso della parola.
Purtroppo la memoria degli italiani, quelli dalla sua parte, è totalmente assente, o complice, nessuno ricorda che è sceso in campo con 7.000 miliardi di lire di debiti e con un piede in galera.
Fonte Fedele Confalonieri e se mettiamo in discussione anche l’amico e socio di una vita non c’è più religione.
Geniale è geniale impossibile negarlo, è riuscito a sfuggire alla giustizia senza darsi alla latitanza, senza nemmeno nascondersi in qualche bunker nelle sue ville e per rendersi invisibile è ricorso alla sovraesposizione mediatica, come quei caroselli che a forza di vederli non li ricordi nemmeno.
Ha fatto eleggere, nel suo partito personale, la schiera di suoi avvocati e molti dei suoi complici o subalterni garantendosi uno zoccolo duro che gli ha permesso di dominare per 18 anni.
Al resto ci hanno pensato le sue televisioni, le varie D’Urso, Zanicchi, De Filippi, Marcuzzi, che hanno inciso con l’oppio della televisione molto più di Emilio e di tutti i direttori dei suoi telegiornali di regime.
Ho sempre considerato la De Filippi la vera corazzata dei berlusconiani inconsapevoli, a induzione, risucchiati dal vortice della stupidità sino al coinvolgimento inconsapevole ed esagerato grazie all’azzeramento totale della cultura, di un minimo di riflessione.
Non per niente le truppe all’esterno del Tribunale di Milano erano sempre le sue e, se consideriamo che la maggioranza erano donne anche se stagionate, se ne ricava che lo spirito critico ed il rispetto per la donna è stato azzerato del tutto da uomini e donne, c’è posta per te ed il
 ballo dell’ultimo miglio. Alludo a quella pagliacciata di pensionati over 70, ed oltre, che giocano a fare i galletti con tanto di fiore alla giacca e scenate di gelosia.
Un doloroso esempio di come ci si possa ridurre andando avanti negli anni, dovrò dire a mio figlio che se mi vedesse ridotto in quelle condizioni di chiedere il mio ricovero per incapacità di intendere e di volere.
Tutte le elezioni dal 1992 ad oggi si sono risolte con una differenza di voti, tra uno schieramento e l’altro, inferiore ai due milioni e le corazzate dell’oppio guidate dal generale De Filippi ne coinvolgono molti di più.
Infatti la sua fine, ammesso che sia al capolinea, arriva per motivi economici e per l’impresentabilità ormai accertata in campo internazionale, lo molla persino la Confindustria , la Borsa e gli investitori, ogni giorno in più che passa  al potere costa miliardi di euro.
Il problema vero, che dilata a dismisura questa agonia, è lo stesso che lo ha spinto a scendere in campo il 26 gennaio del 1994, i suoi interessi economici ed il mettersi al riparo dalla Giustizia, dobbiamo fargli i complimenti è riuscito ad azzerare 7.000 miliardi di lire di debiti e diventare uno degli uomini più ricchi, e potenti, del mondo occidentale. Si è fatto depenalizzare il falso in bilancio, come primo ministro si è permesso di elogiare, giustificare, l’evasione fiscale garantendogli l’amicizia eterna di banditi come lui. Ha fatto condoni di tutti i tipi, dal fisco all’edilizia abusiva e ne vediamo i risultati ogni volta che piove.
Non gli è riuscito il condono, una amnistia, per gli amici mafiosi ma sul 41 bis qualcosa è riuscito a fare, pentiti a parte ai quali è stata tolta la protezione così imparano a non comportarsi da eroi come Mangano.
Non so se siamo all’ultimo miglio, la consigliera prediletta lo incita a resistere con una certa insistenza, ha già cominciato la campagna di propaganda del vittimismo di famiglia e di lesa maestà dei traditori e, soprattutto, non dimentichiamo che eticamente e moralmente è peggio di lui. Del resto 
Marina Berlusconi prova orrore per Roberto Saviano: si, avete capito bene, non prova orrore per la mafia, ma per Roberto Saviano.
Sembra impossibile ma, quello che ha dichiarato sulla sentenza che condanna al risarcimento per la vicenda  della Mondadori è la prova più evidente che Berlusconi non rappresenta il peggio della sua famiglia, la figlia prediletta lo supera, è ancora più spudorata di lui.
Staremo a vedere ma ricordiamoci una cosa, come la morte del duce non ha determinato la fine del fascismo, così la fine di Berlusconi non sarà la fine del berlusconismo e dobbiamo stare vigili che non scenda in campo a prendere il testimone la peggiore di tutti, la figlia Marina.
Non sottovalutiamo questa possibilità.
Abbiamo poche certezze, la prima è che l’Italia ne uscirà con la schiena rotta, massacrata moralmente ed economicamente dai decenni di berlusconismo e al seconda, un po’ più positiva per la famiglia Berlusconi, è che noi siamo democratici non sarà giustiziato e non sarà sepolto in un luogo segreto. Quando verrà il suo momento inaugureremo il mausoleo di Arcore e Marina non avrà bisogno di consegnarsi alla Corte dell’Aja. La Resistenza ci ha regalato la democrazia e la Costituzione, quelle che suo padre ha tentato di demolire per oltre 18 anni.

sabato 5 novembre 2011

RICOSTRUIAMO L'ITALIA DA DOVE L'ABBIAMO DISTRUTTA

Caro Bersani, ecco perché oggi non sarò presente alla manifestazione di Roma: la lettera aperta di una dirigente del Pd calabrese che chiede passi concreti di rinnovamento nella linea politica e nella classe dirigente

Video Iacchetti, adesso L’Unità difende La Russa e Brunetta

Ci avevano detto -fonti interne de L’Unità- che nel quotidiano del Pd tira una brutta aria da quando, fatta fuori Concita De Gregorio il giornale è stato consegnato  nelle mani del dalemiano Claudio Sardo. E quando abbiamo chiesto ad un giornalista -che l’Unità la conosce benissimo- cosa stia accadendo lì dentro ecco la risposta: “Ma l’Unità da quando c’è Sardo è diventata l’house organ dei peggiori notabili di Palazzo dalemiani. No dico ma lo conosci Cundari? L’anima nera di Sardo messa lì da D’Alema a controllare tutto? È un Cernenko appena più giovane e sano. I colleghi amici miei che ci lavorano sono disperati.” Questo è il quadro, inutile girarci attorno: l’attuale direzione de l’Unità è a tutti gli effetti al servizio della Casta.
Ed è così che si spiega la zelante difesa che L’Unità ha messo in campo qualche giorno fa a favore dei privilegi dei senatori e contro quello che con disprezzo definisce “il popolo anti-casta”; ma facciamo fatica a capire perché adesso Sardo e Cundari si prodighino nel difendere Brunetta e La Russa. Ecco i fatti. Ieri Enzo Iacchetti pubblica un video in cui manda letteralmente affanculo i due ministri. Nel video Iacchetti si dice indignato, come tutti del resto, per l’acquisto delle lussuose Maserati blindate da parte del ministero della Difesa. Critiche condivisibili ancorché provenienti da Iacchetti. Ma L’Unità non ci sta e corre in soccorso di Brunetta e La Russa. Ecco cosa scrive L’Unità: “A Enzo Iacchetti, per esempio, che provenendo da quella straordinaria scuola di populismo che è “Striscia la notizia” conosce bene i ferri del mestiere, bastano una webcam e una connessione internet. E da casa sua può mandare a quel paese i ministri Brunetta e La Russa. Del primo lo manda in bestia l’assunzione di altro personale al ministero; del secondo l’acquisto di nuove Maserati per il proprio dicastero. Una clip di un minuto e il gioco è fatto.
Decine di migliaia di condivisioni su Youtube, Twitter e Facebook e un unico messaggio: la politica, cari televotanti, è una brutta cosa, a cominciare dai ministri, lo vedete, fanno tutti veramente schifo.”
Sì Cara L’Unità, proprio così: Brunetta e La Russa (perché Iacchetti nel video attacca esclusivamente loro e non la politica in toto) fanno schifo e non solo perché lo dice un comico ma perché lo pensa la maggioranza degli italiani. Ecco l’articolo de L’Unità, giudicate voi.

Belvedere, "La moneta di Satana", un libro sul Signoraggio bancario .

03 novembre 2011

“La moneta di Satana” al centro di un dibattito organizzato dalla Pro Loco del Tirreno. Il romanzo che svela i meccanismi del signoraggio bancario sarà presentato infatti sabato 5 novembre a Belvedere Marittimo (CS) presso la Sala Congressi del Bounganville Palace Hotel a partire dalle ore 17.00. Un romanzo di Cosimo Massaro sulla teoria dell'economista Auriti. Un romanzo inchiesta che svela la truffa del signoraggio. Speculazioni finanziarie, dominio della banche e delle multinazionali, finanziamenti pubblici alle banche.
Sempre più spesso ci chiediamo se questo sistema che si vuole mantenere a tutti i costi in vita non stia implodendo e se ci sia una qualche alternativa. L’ideologo, giurista e docente universitario Giacinto Auriti era convinto di poter trasformare il potere esistente teorizzando alcuni concetti come la proprietà popolare e il valore indotto della moneta, e il reddito di cittadinanza di cui verificò la validità in un esperimento cittadino che proiettò la sua fame in quel mondo globalizzato che stava contrastando.
Oltre l’utopia, il modello Auriti, che fu tradotto anche in una proposta di legge presentata il 1993, potrebbe sconvolgere l’attuale sistema bancario e finanziario se la politica riprendesse in mano la buona prassi, quella cioè di distaccarsi dai poteri lobbistici e massonici. Un modello che, rivendicando per ogni cittadino il potere al reddito di cittadinanza, riesce a recuperare il debito pubblico colpendo l’usura legalizzata e normalizzata delle banche. Il libro di Massaro riesce a ripercorrere le tappe storiche di questo sistema che oggi più che mai inferisce un grave colpo sulla vita delle persone cancellandone il diritto di cittadinanza e riducendoli a veri e propri sudditi.
Il richiamo a questa forma di consapevolezza è basilare per poter trasformare il sistema. Rientra anche il debito pubblico oggi sempre di più insostenibile, rischiando il tracollo di tutto il sistema europeo. La trama è chiara, semplice, d’impatto. Un popolare giornalista della RAI Enrico Costa viene brutalmente ammazzato a causa di una sua inchiesta giornalistico - televisiva sulla grande truffa del signoraggio e sul dominio globale di banche e massoneria. L’omicida è “il Biondo” un killer professionista legato alla mafia e che entra nel sodalizio massonico. Qualcosa va male, si salva Alessandro Matus archeologo che stava aiutando Costa. Nella storia entra anche Sara figlia di Enrico Costa.
Il romanzo si dipana tra investigazioni poliziesche, depistaggi, inseguimenti e sparatorie. Oltre a citazioni importanti all’inizio di ogni capitolo, che vanno da frasi di capi indiani, a frasi del poeta Ezra Pound, si citano articoli e studi della scuola auritiana. In una fase importante del libro vi è un chiarificatore dialogo tra il killer e il maestro massone, l’uno estasiato dal mistero, l’altro “storico” della congiura massonica. Si intrecciano nel tutto legami forti e sotterranei tra istituzioni, malavita e ordini segreti.

Programma
Saluti:
Enrico Granata - Sindaco di Belvedere Marittimo
Ernesto Magorno - Sindaco di Diamante
Relazione Cosimo Massaro - autore

Interventi
Francesca Rennis - Giornalista pubblicista
Gianfranco Bonofiglio - Direttore de "Lavocecosentina.it"
Antonio Lento - Segretario generale UIL  Cosenza
Antonello Grosso La Valle - Presidente Pro Loco del Tirreno Consigliere UNPLI Calabria
Un noir che sostiene la teoria economica di Giacinto Auriti come alternativa all’attuale sistema economico-finanziario. Il romanzo di Massaro intreccia i nodi della teoria rivoluzionaria di Auriti in una storia che d’inventato ha solo i protagonisti e la trama. Pilastro del racconto fantasioso, ma verosimile, sono le speculazioni finanziarie, il dominio delle banche e delle multinazionali, i finanziamenti pubblici alle Banche. Da sfondo una trama dai contorni misteriosi e dalle tinte forti, una congiura massonica, una storia d’amore. 

giovedì 3 novembre 2011

… da “LA CASTA BIANCA (di Paolo Cornaglia Ferraris)”

PRIMA PUNTATA
Chi paga e chi riscuote

C’è un filo che tiene uniti la clinica degli orrori Santa Rita, lo scandalo della sanità abruzzese, i tragici errori da cronaca nera e i piccoli grandi disservizi nei quali spesso ci imbattiamo. C ‘è  un  sistema,  volutamente  distorto,  che  guida  molte  delle  logiche  della  gestione della  nostra  salute. E conoscerlo può essere utile per capire che cosa stanno combinando sulla nostra pelle.
Chi paga e chi riscuote: – l’organizzazione, la politica, la gestione
In Italia, dal primo gennaio 1995, le prestazioni di assistenza ospedaliera erogate dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) sono pagate su tariffe predeterminate dalle Regioni. I criteri sono definiti con decreto del Ministero della Sanità del 1994. Siamo usciti dal pagamento a piè di lista dei tempi precedenti, obbligando gli ospedali pubblici e convenzionati ad adeguarsi al nuovo tipo di registrazione. Il concetto è semplice: non ti pago più solo perché esisti, a prescindere da quanto sei utile, ma ti pago per quello che fai. Finalmente, direte voi; ma che cos’è successo nel frattempo  che ci ha fatto precipitare in episodi come quello della “clinica degli orrori“?… II sistema di regole (per il pagamento delle prestazioni effettuate dalla struttura sanitaria, ndr) ammette interpretazioni e applicazioni di fantasia, che portano ad aumentare gli incassi. Si tratta di comportamenti opportunistici molto diffusi, che sembra impossibile eliminare … Gli imbroglioni sono capaci di veri e propri “miracoli”:
• in ambulatorio, trasformare ogni accertamento in ricovero di breve durata (due notti almeno), costa poco e rende il massimo. Aggiungere esami inutili, se il caso;
• frazionare il ricovero in due o più ricoveri consecutivi per avere riconosciuta, anziché una tariffa, tante tariffe quanti sono i ricoveri consecutivi;
• eseguire interventi di chirurgia estetica non rimborsabili dal SSN, camuffandoli da interventi rimborsabili;
• utilizzare farmaci di ultima generazione e chirurgia complessa anche nei casi di decesso imminente;
• intervenire su giornali, riviste e talkshow televisivi per trasformare vaghe speranze in soluzioni.
L’autore a questo punto introduce un concetto chiave per valutare l’operato delle cure offerte: l’appropriatezza … L’appropriatezza medica o chirurgica, quando devo fare un esame oppure assumere una terapia o sottopormi a una riabilitazione o a una dieta , è il processo con cui il medico sceglie (seleziona), tra gli interventi efficaci per la mia malattia, quello che più facilmente produce  i risultati desiderati, ovvero i migliori per me in quel contesto. Il concetto di appropriatezza medica (la cosa giusta per quel paziente) si interfaccia con quello di appropriatezza economica e gestionale (la cosa giusta per quel paziente al prezzo e nei modi ottimali). I rimborsi: A ogni atto e procedura medica, chirurgica, riabilitativa ecc. corrisponde un compenso. La sanità italiana ha definito poco più di cinquecento diversi compensi, che corrispondono ad altrettanti gruppi di malattie. Si chiamano DRG (Diagnostic Related Groups), che significa”raggruppamenti omogenei di diagnosi”. Servono a determinare sia le scelte sia la spesa del nostro Sistema Sanitario Nazionale (SSN), e quindi stabiliscono il finanziamento per ogni azienda e struttura a seconda delle malattie che cura … Per imbrogliare e rubare, dunque, bisogna assegnare un DRG falso, oppure indicare una prestazione non fatta, oppure assegnare un percorso di diagnosi e cura eccessivo o inappropriato, oppure usare il meccanismo dei ricoveri consecutivi o dei rimborsi per cittadini residenti fuori regione. Sono solo alcuni esempi e non c’è bisogno di illustrarli nei dettagli …
Poi l’autore riporta un esempio di frode al termine del quale spiega … Da questo esempio capite bene quanto possa essere complessa la valutazione dell’appropriatezza e quanto sia facile per gli imbroglioni  giocarci sopra per intascare soldi che non spetterebbero loro. Ma esistono strumenti di calcolo oramai collaudati, che potrebbero inchiodarli. Non li conoscono medici e gente comune, ma non mancano al ministro Sacconi, che sa bene che esistono fior di dirigenti pubblici che hanno studiato sistemi di rilevazione coi quali  è facile scoprire dove si ruba. Infatti, calcolando ciò che viene fatto in qualunque posto dove il SSN paga, si registrano indicatori di “rischio di “inappropriatezza”, cioè numeri e statistiche che dicono: bada, qui probabilmente opera una manica di ladri ben organizzati. Nella seguente tabella riporto un elenco dei DRG sui quali si ruba di più, o perché ci s’inventa la necessità di interventi che non dovrebbero essere fatti, oppure perché, d’accordo con la paziente, si ricostruisce un bel seno con la chirurgia estetica (non rimborsabile) truccandolo da DRG262: biopsia della mammella  e asportazione locale non per neoplasie maligne (codice intervento 85.20 e 85.21). Già, perché  a imbrogliare sui DRG non sono solo medici  e gestori delle cliniche, ma anche i presunti malati, sani come pesci, convinti d’essere furbi, in realtà truffatori.
Altro metodo usato per truffare rimborsi alla Sanità italiana, è quello di far fare esami ad istituti convenzionati, invece di sfruttare intensamente i modernissimi macchinari acquistati dagli ospedali pubblici … Meglio scappare nelle vetuste Radiologie delle cliniche convenzionate, per manovrare risonanze e TAC vecchie, sì, ma utilissime per fare soldi. In una città come Roma, i cui abitanti sono meno di tre milioni, nel 2007 sono state eseguite ben cinquecentomila risonanze magnetiche nucleari. Ma come è possibile che una persona su sei, neonati inclusi, ne abbia avuto bisogno? Risultato: il deficit della sanità laziale è arrivato a dieci miliardi di euro, dei quali, si può stare certi, due terzi sono stati letteralmente rubati eseguendo prestazioni inventate per fare cassa …
Vi è poi il meccanismo del rimborso per i risiedenti fuori la Regione … Ogni Regione riceve parte del fondo (il fondo per la sanità, ndr) a seconda dei propri residenti, con correttivi discussi e variabili, calcolati sulla percentuale di persone anziane, neonati e giovani, sulla presenza di istituti pediatrici o di altra specialità, che funzionano da centri di riferimento, e cose simili. Ogni Regione usa il fondo per pagare i propri servizi sanitari e stabilisce un tetto di spesa, quantificato con complicati calcoli statistici che analizzano malattie prevalenti, servizi e molti altri dati. Anche le cliniche private accreditate hanno un tetto: significa che non possono fare tutti gli esami e i ricoveri che vogliono, ma solo entro i limiti della cifra a loro disposizione. Ciò non vale per chi arriva da fuori regione. Infatti, in questo caso, l’ospedale può (anzi deve) curare comunque il malato, mandando il conto alla propria ASL, a prescindere dal tetto. Le quote fuori tetto, pagate per  i non residenti, saranno rimborsate dalle Regioni di provenienza. Sicilia, Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna ecc. sborsano milioni di euro  a vantaggio delle Regioni del Nord, privandosi delle risorse per migliorare il proprio personale e il parco tecnologico. Il Governo sa che la crescita della sanità del Nord si basa sull’arretratezza della sanità del Sud  e sa quanto duro possa essere porvi rimedio, visti gli interessi economici in gioco: settecentocinquantamilioni di euro nella sola Lombardia, per esempio. Ma la causa non è solo quella. Molte delle vicende a carico della malasanità del Sud, infatti, hanno indicato nella collusione tra malavita organizzata e servizi sanitari una delle aree più ricche di speculazione politico-affaristica.
I beneficiari: partiti, correnti, imprenditori, cooperative e malavita organizzata
solo alcuni flash …
… la camorra ha spadroneggiato negli appalti e nei contratti di forniture della ASL. Gli appalti (pulizie, lavanderia, rimozione e trasporto di radioattivi, fornitura dei pasti, trasporto dei rifiuti ecc.) sarebbero andati sistematicamente a ditte prive del nulla osta antimafia, e che risultavano interdette dall’averlo …
… “Tutte le strutture burocratiche delle ASL e molte di quelle della Regione” ha ribadito il sostituto procuratore Lorenzo Nicastro“ erano completamente asservite, nell’adempimento delle loro funzioni, ai desiderata dei legali rappresentanti delle imprese indagate …
Mi fermo. Dal momento che ben l’80 percento del danaro che circola in quasi tutte le Regioni proviene dal fondo sanitario, è ovvio che malavita e corruzione si concentrino sulla sanità. Lo stesso fanno politici, imprenditori e sindacalisti, attratti dalle possibilità di lavoro e guadagno, clientele  e voti, potere e intrecci favorevoli agli interessi di ciascuno. La maggioranza di tali interessi non ha nulla a che fare con la salute dei cittadini. Per evitare eccessi, ci si è accordati tra potenti per suddividere le risorse in “lotti”, che vengono negoziati continuamente, in ragione dei risultati elettorali. Chi gestisce il lotto derivato dalla contrattazione fra partiti concede l’appalto alle cooperative di CL o a quelle rosse, all’imprenditore dottor Pinco oppure al signor Palla, ma solo se garantiscono un “ritorno” al partito o al gestore del lotto? Probabile. Anche quando dentro la giacca blu si nascondono delinquenti? Così dice la cronaca e così recitano i documenti dei magistrati nei vari processi. Ma la lottizzazione ha costi proibitivi e porvi rimedio diventa imperativo. Come? Da anni paghiamo stipendi e consulenti per monitorare i bilanci di ciascuna Regione; esiste una “Direzione generale della programmazione sanitaria, dei livelli di assistenza e dei principi etici di sistema “che affida all’Ufficio VI la compilazione di un dossier annuale, scaricabile da Internet. Qui si identifica dove, chi e come spreca, ruba, truffa. Non c’è bisogno di commissioni d’inchiesta. Basta quel 2 percento di controlli obbligatori delle SDO, le schede di dimissione ospedaliera che abbiamo imparato a conoscere. Una cosa, infatti, è eseguire il  2 percento di verifiche a caso, allo stesso modo di una pesca tra le bancarelle del lunapark. Altro risultato si otterrebbe se quel 2 per cento fosse concentrato su cliniche  e ospedali acchiappati con indicatori di inappropriatezza evidenti. Come si fa? Si comincia, per esempio, andando a vedere che frequenza hanno i DRG elencati nella Tabella 1. Dove ci sono tanti interventi sulla mammella, senza la documentazione di un cancro, si può essere quasi certi di trovare una chirurgia estetica camuffata e rimborsata. Come inibire per sempre il truffatore colto in flagrante? Nessun processo, per carità, passerebbero decenni! Basta presumere che tutte le SDO che contengono quel DRG siano false e non pagarle per tutto l’anno. La punizione sarebbe efficace e, con la potenza del passaparola, tutti scoprirebbero che per incassare di più si rischia di lavorare gratis. Smetterebbero all’istante …
Vi ricordo sempre i tre strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:
1) Come l’autore propone,Serve prendere carta e penna e descrivere ai carabinieri del Nas oppure alla Guardia di Finanza, per filo e per segno, ciò che capita nel vostro reparto. Se temete di subire un licenziamento, non parlatene con nessuno e trovate voi il modo più prudente di farlo; l’importante è essere dettagliati, rigorosi e mai arrabbiati.
2) Utilizziamo Internet in modo attivo, non solo come meri spettatori, ed in questo caso specifico DIAMO UN VOTO ALLE STRUTTURE SANITARIE, tramite un apposito sito completamente gratuito, e che ci permette di condividere con tutte le nostre esperienze e viceversa di poter visionare le esperienze altrui per valutare il da farsi.

SE RITENETE UTILE, DIFFONDETE

LA CASTA BIANCA

SECONDA PUNTATA

(L’industria  del  farmaco e i  meccanismi della  grande corruzione)


…E’  s c i e n t i f i c a m e n te  p r o v a t o  c he  l ‘ i n f l u e n za  d e l l ‘ i n d u s t r ia  f a r m a c e u t i ca  s ul  c o m p o r t a m e n to  di  s i n g o li  m e d i c i,  di  g r u p p i e  p e r s i no  di  i s t i t u z i o ni  a v v i e ne a t t r a v e r so  la  p r o m o z i o n e  c o m m e r c i a l e.  Si  t r a t ta  di  c o n d i z i on a m e n ti  d i r e t t i,  e v i d e n t i,  i n d i r e t t i,  s u b d o l i,  t u t ti  s t u d i a ti a  t av o l i no  p er  m i n a re  l ‘ i n t e g r i tà e  l ‘ i n d i p e n d e n za  d e l la  m e d i c i na  a  f a v o re  d el  f a t t u r a t o…
… N o n  si  t r a t ta  s o lo  di  c e n e,  g a d g e t,  v i a g gi  t u r i s t i ci e  co n g r es si  t r o p i c a l i. È  m o l to  p iù  g r a v e.  Si  c o s t r u i s c o no  b u g ie  p e r:
•  i n d u r re  al  c o n s u mo  di  f a r m a ci  c hi  n o n  ne  ha  b i s o g n o;
•  o c c u l t a re  d a t i;
•  ” a b b e l l i r e”  s t u d i  s p o n s o r i z z a ti  c he  r i s u l t a n o  p o s i t i v i, c a n c e l l a n do  a s p e t ti  n e g a t i vi o  p e r i c o l o s i;
•  i m m e t t e re  in  c o m m e r c io  f a r m a ci  ” f o t o c o p i a “;
•  p r o l u n g a re  i l l e g a l m e n te  la  v i ta  d el  b r e v e t t o;
•  e l i m i n a re  c o n c o r r e n ti  col  s i s t e ma  d el pay off (si  p a ga  chi p r o d u ce  g e n e r i ci  p e r c hé  s t ia  f u o ri  d al  m e r c a t o ) .
… P er  la  r i v i s ta  ” N e w  E n g l a nd  J o u r n al  of  M e d i c i n e “,  c he  d e l la  c r e d i b i l i tà  ha  f a t to  il  m o t i vo  d el  p r o p r io  s u c c e s s o,  o g ni  a u t o re  è  o b b l i g a to a  r i c o n o s c e re  t a le  p r i n c i p io e  d e ve  d i c h i a r a re  chi  p a ga  lui o  il  s uo  g r u p p o  di  r i c e r c a,  se  p o s s i e de  a z i o ni  di  i n d u s t r ie farm a c e u t i c he o  t e c n o l o g i c h e,  se è  s t a to  i n v i t a to a  p r a n zi e  c e ne  o  g o d e  di  p r i v i l e gi  d e r i v a n ti  d al  p r o p r io  r u o lo  di  c o n s u l e n te o  di  o p i n i on  l e a d e r. Al t ri  g i o r n a li  di  m e d i c i na  n o n  lo  f a n n o.  N e s s uno  di  q u e l li  p u b b l i c a ti  in  I t a l i a,  c he  i n f a t ti  o s p i t a no  p u b b l i c i tà  o c c u l ta  c on  g r a n de  n o n c h a l a n c e.
quale può essere una prima soluzione ai conflitti di interesse ed al fenomeno delle corruzioni/bustarelle versate dai produttori ai medici?… N o n  si  t r a t ta di  r e c u p e r a re  la  m o r a le  i n d i v i d u a l e,  r e s t i t u e n d o le  il  p e so  p e rd u t o ,  ma  di  i n t r o d u r re  u n a  c u l t u ra  d e l la  v e r g o g n a,  un  s i s t e ma p er  il  q u a le  chi  fa  c e r te  c o se  v i e ne  p u b b l i c a m e n te  s v e r g o g n a t o,  m e n t re  chi  vi  si  o p p o n e  v i e ne  p u b b l i c a m e n te  e l o g i a to  C o m e?
P r o v i a mo a  t o r n a re  ai  n o s t r i  n e o n a ti e  p r e m i a mo  q u ei  n e on a t o l o gi  n ei  c ui  r e p a r ti  l ‘ a l l a t t a m e n to  al  s e n o  p er i  p r i mi  s ei  m e s i  di  v i ta è  s t a to  p r a t i c a to  d al  95  p er  c e n to  d e l le  m a m m e .
C o n s e g n a  il  p r e m i o  il  m i n i s t r o  d e l la  S a l u te  in  p e r s o n a.  N el  l ‘ o c c a s i o ne  si  p u b b l i ca  l ‘ e l e n co  d e l le  N e o n a t o l o g ie  p e g g i o r i  e  la  f r e q u e n za  di  c o n v e g ni  t u r i s t i ci  da  p a r te  di  c hi  vi  l a v o r a.  N om e ,  c o g n o m e,  g i o r ni  s p e si  s u l le  p i s te  da  s ci e  s u l le  s p i a g g e.  Q u a l c o sa  c a m b i e r e b b e  r a p i d a m e n t e…
… Il  c o n t r o l lo  s u l la  s a l u te  p u b b l i c a,  d el  q u a le  s i a mo  p r o g r e s s i v a m e n t e  p r i v a t i, è  s t a to  c o n q u i s t a t o  da  c hi  p r o d u c e e  d i s t r i b u i s ce  le  m e r ci  g r a z ie  a n c he a  m e z zi efficaci  q u a li  u n a  p u b b l i c i tà  c h e  i n d u c e a  c o n s u mi  i n d i p e n d e n ti  d ai  b i s o g n i e  d a l le  s c e l t e,  c on  la  s t e s sa  l o g i ca  di  a u t o m o b i li e  t e l e f o n i n i…
… L ‘ e s c l u s i v i tà è linfa  v i t a l e, p e r c hé significa  c he  n e s s u no  p u ò  v e n d e re  lo  s t e s so  f a r m a co  p er  a n n i.  Q u a n d o  l ‘ e s c l u s i va  s c a d e,  s ul  m e r c a to  v e n g o no  i m m e s se  c o p ie  ( f a rma ci  g e n e r i c i) e  il  p r e z zo  s c e n de  d el 20  p er  c e n to o  p i ù.
P er  e v i t a r lo  si  c o n v i n c o no i  p r o d u t t o ri di  g e n e r i ci a  r i t i r a r si  d a l la  c o n t e s a.  Il  s i s t e ma  si  c h i a ma pay off e  p r o b a b i l m e n te  n o n  si  l imi ta  al  p a s s a g g io  di  d a n a r o (cioè alle buone maniere, ndr)…
… N el 2001 Big  P h a r ma (con questo nome sono  indicate le  maggiori case farmaceutiche, ndr) è  e n t r a ta  n e l la  g r a d u a t o r ia  di  ” F o r t u ne  5 0 0 “,  c o l l o c a n d o si  al  di  s o p ra  di  t u t te  le  a l t re  i n d u s t r ie  a m e r i c ane  p er  r e n d i m e n t o  m e d i o  n e t t o,  s ia  in  t e r m i ni  di  p e r c e n t u a le  s u l le  v e n d i te (18,5  p er  c e n t o) sia  s u l l ‘ a t t i vo (16,3  p er  c e n t o ),  c ome  p u re  s ui  v a l o ri  a z i o n a ri (33,2  p er  c e n t o ).  M a r g i ni  s t u p e f a c e nt i.  P er  f a re  un  r a f f ronto,  il  r e n d i m e n to  m e d io  n e t to  di  t u t te  le  i nd u s t r ie  di  ” F o r t u ne  5 0 0″  r a p p r e s e n t a va  s o l t a n to  il 3,3  p er  c e n to d e l le  v e n d i t e.  Il  f a t to  p iù  s o r p r e n d e n te  d el 2002 è  c he i  p r o f i t ti  c o m b i n a ti  d e l le  d i e ci  c a se  f a r m a c e u t i c he  n e l la classifica  di  ” F o rt u n e  5 0 0″ (35,9  m i l i a r di  di  d o l l a r i)  e r a no  s u p e r i o r i a  q u e l li  di  t u t te  le  a l t re 490  i m p r e se  m e s si  i n s i e me (33,7  m i l i a r di  di  d o l l a r i ).
L ‘ i n v e s t i m e n to  m a g g i o re  di Big  P h a r ma  n o n  va  in  r i c e r ca e  s v i l u p p o ,  b e n sì  in  m a r k e t i n g e  a m m i n i s t r a z i o n e.  N el 1990,  il 36  p er  c e n to  d e l le  e n t r a te  fu  d e s t i n a to a  q u e s ta  c a t e g o r i a, e  t ale  p e r c e n t u a le  r i m a se  p i ù o  m e n o  la  s t e s sa  p er  o l t re  un  d e c e nn i o.  U n a  p e r c e n t u a le  p i ù  c he  d o p p i a  r i s p e t to  a g li  i n v e s t i m e n ti  p er  R & S .  In  a l t re  p a r o l e,  c o s ta  m o l to  di  p i ù  c o c c o l a re  l o b b i s ti e  m e d i c i,  o r g a n i z z a re  c e ne e  c o n g r e s si  c he  n o n  t i r a re  f u o ri  n u o ve  m o l e c o le e  n u o v e   i d e e.
… A l t ro  e f f e t to  n e g a t i vo  d el  d o m i n i o  d e l la  f i n a n za e  d e l la  s ua f e de  n e l la  l i b e r a l i z z a z i o ne  d el  c o m m e r c io  d ei  s e r v i zi  s a n i t a ri è  la  c r e s c e n te  i n i q u i t à.  Le  p o l i t i c he  d e l la  B a n ca  M o n d i a l e,  d el  F o n d o  M o n e t a r io  I n t e r n a z i o n a le e  d e l l ‘ O r g a n i z z a z i o ne  M o n d i a le  d el  C o m m e r c i o  s o no  s t a te  d e l e t e r i e.  F i no  a g li  a n ni  S e tt a n ta  e ra  v a l so  il  p a r a d i g ma  s e c o n d o  c ui  s a n i tà e  i s t r u z i o ne  d o v e s s e ro  e s s e re  s o t t r a t te  ai  m e c c a n i s mi  di  m e r c a to  p er  e s s e re g a r a n t i te a  t u t t i,  s e n za  d i s t i n z i o n i. A  p a r t i re  d a l la  v i t t o r ia  di  M a r g a r et  T h a t c h er  in  G r a n  B r e t a g na e  R o n a ld  R e a g a n  n e g li  U S A , è  i n i z i a to  un  t r e nd  c he  ha  s e g n a to  il  r i t o r no a  un  l i b e r is mo  r a d i c a le  ( n e o l i b e r i s m o ),  d o v e  t u t to  d e ve  e s s e re  r e g o l a to  d al  m e r c a t o,  a n c he  s a n i tà e  s c u o l a.  Q u i n d i  il  w e l f a re  s t a te  i nt e r f e r i s ce  col  n o r m a le  f u n z i o n a m e n to  d el  m e r c a to e  d e v e  e s s ere  e l i m i n a t o…  La  l e z i o ne  a p p r e sa  d a l le  r i f o r me  s a n i t a r ie  b a s a te  s ul  m e r c a to è  c h i a r a.  I  p r i n c i pi  g e n e r a n o  r i c c h e z za  di  p o c hi  ma  n o n  m i g l i or a n o  la  s a l u te  di  n e s s u n o . P er  r e a l i z z a re  un  s e r v i z io  s a n i t a r io  b a s a to  su  o b i e t t i vi  di  s a l u te  c o n d i v i s i,  b i s o g na  s g a n c i a r lo  d a l le  l o g i c he  l i b e r i s t e.  La  p o l i t i ca  d e ve  g a r a n t i re  s i c u r e z za  s o c i a le  e  s e r v i zi  s a n i t a ri  e s s e n z i a li a  t u t t i.  Le  v a r i a b i li  m a c r o e c o n o m i c he  d e v o n o  e s s e re  g e s t i te  in  m o d o  c he  il  r a g g i u n g i m e n t o  d e g li  o b i e t t i vi  di  c a r a t t e re  s o c i a le  n o n  i n t e r f e r i s ca  c on  la  c r e s c i ta  e c o n o m i c a.  La  f i losof ia  di  m e r c a to  b a s a ta  su  a v i d i tà e  a c c u m ul a z i o ne  fa  a m m a l a r e.
La  s p o n s o r i z z a z i o ne  da  p a r te  d e l l ‘ i n d u s t r ia  f a r m a c e u t i ca è  s t r a t e g i c a,  s i s t e m a t i ca e  s i s t e m i c a.  P e r f i no  g li  e n ti  c he  d o v r e bb e ro  i m p o r re  le  r e g o le  d i p e n d o n o  da  q u e l la  m e d e s i ma  i n d us t r ia  p er  p a r te  d ei  l o ro  f i n a n z i a m e n t i.  C iò  i n f l u i s ce  s u l la  r e g ol a m e n t a z i o ne  d el  s e t t o re  f a r m a c e u t i co a  t u t ti i  l i v e l li e  in  t u t ti i  P a e s i.  La  E u r o p e a n  M e d i c i n es  A g e n cy  ( E M E A) è  f i n a n z i a ta  p er  il  70  p er  c e n to  d a l l ‘ i n d u s t r ia  d el  f a r m a c o.  Il  c o n t r o l l a to  p a ga  il  c o n t r o l l o r e,  ma  n e s s u n o  se  ne  s c a n d a l i z z a… negli USA la situazione è ancora peggiore, e l’autore si dilunga su di essa e sugli enormi problemi e pericoli che ne sono derivati per la popolazione…
Si entra poi nello spinosissimo settore dei brevetti… con lotte e guerre all’ultimo sangue, ed il gravissimo problema che si possono brevettare anche medicinale che non offrono nessuna miglioria rispetto a quelli già in commercio, semplicemente per lucrarci sopra… Se  i n v e ce  si  f o s se  o b b l i g a ti  a  d i m o s t r a re  c he  i  f a r m a ci  s c op i a z z a ti  s o no  m i g l i o ri  d ei  p r e c e d e n t i,  n o n  si  p e r d e r e b b e ro  m i l i a r di  in  f inte  r i c e r c he  e  la  c o m p e t i z i o ne  si  a c c e n d e r e b be  s u  m a l a t t ie  d i v e r s e ,  e v i t a n d o  c he  l o  s c i b i le  m e d i c o  s u b i s ca  o r i e n t a m e n ti  o b b l i g a ti  d al  s u c c e s so  d e l l ‘ i n s e g u i m e n t o… Ma i  b r e v e t t i,  p r i ma o  p o i,  s c a d o n o.  Q u a n d o  u n ‘ a z i e n d a  p e r d e  i  d i r i t ti  di  e s c l u s i v i tà  su  u n  f a r m a c o, la  F DA e  l ‘ E M E A  p e r m e t t o no a  v e r s i o ni  g e n e r i c he  d e l lo  s t e s so  di  r a g g i u n g e re  il  m e r c a t o.  Da  q u el  m o m e n t o  le  v e n d i te  d el  f a r m a co  di  m a r ca  p o t r e b b e ro  p r e c i p i t a r e,  ma  c iò  n o n  a c c a de  c he  di  r a d o.  In  p a r te  p e r c hé  l ‘ az i e n da  t e n d e a  n o n  a b b a s s a re i  p r e z z i,  ma  s o p r a t t u t to  p e r c hé  fa  c a r t e l lo  coi  p r o d u t t o r i  di  g e n e r i ci  c he  s ‘ i m p e g n a n o  in  u n ‘ op e r a z i o n e  c h i a m a ta  ” p r e z z a t u ra  o m b r a ” . I  p r e z zi  v e n g o n o  t en u ti  a p p e n a  al  di  s o t to  di  q u e l li  di  m a r c a,  n o n  p i ù  d el  20  p erc e n to  in  m e n o .  C o s ì,  se  un  f a r m a co  b r e v e t t a to  c o s ta  v e n ti  e ur o,  un  g e n e r i co  ne  d o v r e b b e  c o s t a re  d u e.  I n v e ce  s a rà  s ul  m e r c a to a  s e d i ci  e u r o.  Un  u l t e r i o re  m e c c a n i s mo  p er  e v i t a re  il  c r o l lo  d el  p r e z z o è q u e l lo  di  a l l u n g a re  di  f a t to  la  v i ta  d el  b r e v e t t o,  a l la faccia  d e lla  l e g g e.  Si  c h i a ma pay off  ( p a go  p er  t e n e r ti  f u o r i ).  Q u a l c he  i nd u s t r ia  ha  p a g a t o  d e c i ne  di  m i g l i a ia  di  d o l l a ri  ai  p r o d u t t o r i  di  g e n e r i ci  p e r c h é  e n t r a s s e r o  n el  m e r c a to  p i ù  t a r d i.  S e n za  f a re  n u l l a,  c o s ì,  p i c c o le  a z i e n d e  di  g e n e r i ci  si  s o no  v i s te  r e c a p i t a re  o g ni  a n n o  25  m i l i o ni  di  d o l l a r i,  c o me  p u b b l i c a to  d al  ” N ew  E ng l a n d  J o u r n al  of  M e d i c i n e ” … T e n e re i  g e n er i ci  f u o ri  d al  m e r c a to  ha  un  v a l o re  n o t e v o le e  g li  a v v o c a ti  s o no  s t r a o r d i n a r i a m e n te  c r e a t i vi  n e l l ‘ i n d i v i d u a re i  m o d i  p er  f a r l o.  Le  n o r me  v i g e n ti  n o n  c r e a no  o s t a c o l i,  d a t o  c he  si  p u ò  b r e v e t t a re  q u a si  t u t t o,  c o m p r e si  n u o v i  u s i,  f o r me  di  d o s a g g io e  c o mb i n a z i o ni  di  v e c c hi  f a r m a c i,  p e r s i n o  r i v e s t i m e n to e  c o l o re  d e lle  p i l l o l e… così… M e n t r e  i  f a r m a ci me too  i n o n d a n o  il  m e r c a t o,  si  r e g i s t r a no  c a r e n ze  c r e s c e n ti  di  f a r m a ci  i m p o r t a n ti e  p e r f i no  d ei  s a l v a – v it a.  I n f a t t i,  se  n o n è  c o n v e n i e n te  p r o d u r r e  un  f a r m a c o,  q u e s to  va  f u o ri  c o m m e r c i o,  p er  c o n c e n t r a re  le  e n e r g ie  su  f a r m a ci  a  r e d d i t o  a l t o,  s p e s so  p r o p r i o i me too.  N el 2001  n e g li  S t a ti  U n i ti  si  r e g i s t rò  u na  g r a ve  m a n c a n za  di  f a r m a ci  i m p o r t a n t i,  i n c l u si  c e r ti  a n e s t e t i c i,  a n t i v e l e no  p er  m o r si  di  s e r p e n t i,  s t e r o i di  p er  n e o n a ti  p r e m a t u r i,  a n t i d o ti  p er  o v e r d o se  di  a l c u ne  d r o g h e  e  v a c c i ni…
e poi vi è lo scandalo della corruzione dei medici di base, che l’autore denuncià così: O g ni  i n f o r m a t o re  s c i e n t i f i co  d el  f a r m a co  ha a  d i s p o s i z i o ne  un  c e r to  a m m o n t a r e  di  e u ro  p er  m e d i c o (circa  d u e m i l a) e  d i s t r i b u i s ce  r i c c hi  p r e mi a  c hi  si  c o n f e r ma  c o me  la  p e n n a  p i ù  v e l o ce  d e l la  z o n a.  U n o  s c h i fo  e t i co e  c o m m e r c i ale  c he  t r a c i ma  s e m p r e  v e r s o  il  c o m p a r a g g i o ,  r e a t o  p r e v i s t o  d a l la  l e g g e,  p er  c ui  un  m e d i c o è  p a g a t o  p er  p r e s c r i v e re  un farm a c o .  La  d i f f u s i o ne  di  t a le  r e a to è  i n v e r s a m e n te  p r o p o r z i o n ale  a l la  s ua  p u n i z i o n e.  N e s s u n o  p a g a e  t u t ti  se  ne  f r e g a n o,  c o nt i n u a n d o a  r i c e v e re  d a l la  c a sa  f a r m a c e u t i ca  t e l e f o n i n i,  v i a g gi
t r o p i c a l i,  m a c c h i ne  f o t o g r a f i c he  e  o g ni  a l t ro  r e g a l i n o…
un altro immane problema che stiamo già pagando e pagheremo sempre più caramente nel futuro è quello dell’operazione di appropriazione e monopolizzazione (tramite brevetto) delle modalità di cura… Un  t e ma  p a r t i c o l a re è  l ‘ a p p r o p r i a z i o ne  d e l la  s a g g e z za  p o p o l are  di  g u a r i t o r i  t r a d i z i o n a l i.  Le  c o m p a g n i e  f a r m a c e u t i c he  si s t a n n o  i m p a d r o n e n d o  d e l le  c o n o s c e n ze  su  p i a n te officinali e  v e l e n i,  n o te  a g li  s t r e g o ni  di  P a e si a  b a s so  s v i l u p p o.  ” La  l e g ge  a m e r i c a na e  l ‘ O r g a n i z z a z i o ne  M o n d i a le  d el  C o m m e r c io  n on  r ic o n o s c o no  la  v a l i d i tà  d e l la  s c i e n za  n o n  o c c i d e n t a l e”  l a m e n ta  M i ra  S h i va  d e l l ‘ A s s o c i a z i o ne  I n d i a na  d ei  V o l o n t a r i.  Da  m i l l e nni gli  i n d i a ni  a p p l i c a no  z a f f e r a no  in  p o l v e re o  in  p a s ta  su ferite  e  t a g l i;  ma  il  28  m a r z o 1995 l’ufficio  d ei  b r e v e t ti  a m e r i c a no  ha  a c c o r d a to  la  p r o p r i e tà  e s c l u s i va  d el  m e t o d o  p er  p r o m u o v e re  la  g u a r i g i o ne  di  u n a  f e r i ta  s o m m i n i s t r a n do  z a f f e r a no a  d u e  r i c e rc a t o ri  d e l l ‘ U n i v e r s i tà  d el  M i s s i s s i p p i.  Il  C o n s i g l io  I n d i a no  p er 66 La casta bianca la  R i c e r ca  S c i e n t i f i ca  ha  p o r t a t o  ai  t r i b u n a li  a m e r i c a ni  p r o v e  i n o p p u g n a b i l i:  t e s ti  in  s a n s c r i to e  un  a r t i c o lo  m e d i co  p u b b l i c ato  n el 1953  a t t e s t a no  la  p r e e s i s t e n za  d e l le  c o n o s c e n ze  t r a d i z i on a li  i n d i a n e.  S o no  s t a ti  n e c e s s a ri  d u e  a n ni  p e r c hé  il  b r e v e t to  v en i s se  a n n u l l a t o,  ma è  l ‘ u n i ca  v i t t o r ia  o t t e n u t a.  P er  m a n c a n za  di  s o l di e  m e z z i,  i n d i a n i,  f i l i p p i n i,  g u a t e m a l t e c hi e  a m a z z o n i ci  s ono  i m p o t e n ti  di  f r o n te  a l le  m i g l i a ia  di  b r e v e t ti  p i r a t a… R u b a re  ai  p o v e r i,  di  q u e s to  si  t r a t t a.  C o me  ai  t e mpi  d e l la  c o n q u i s ta  c o l o n i a l e,  le  c o m p a g n i e  f a r m a c e u t i c he  e  i  l a b o r a t o ri  di  r i c e r ca  o c c i d e n t a li  si  a p p r o p r i a no  d e l le  c o n o s c e nze  di  s a p i e n ti o  g u a r i t o ri  t r a d i z i o n a li  i n d i g e n i.  La  H o e c h s t,  p er  e s e m p i o,  c o n d u ce  u na  r i c e r ca  i n t e n s i va  s u l la  m e d i c i na  a y u r v ed i c a. I  d e p o s i t a r i  di  q u e s te  r i c c h e z z e,  c o m u n i tà  a m a z z o n i c h e,  a d i v a s i,  p o p o li  d e l le  i sole  d el Pa c i f i co,  n o n  ne  t r a g g o no  in  g e n ere  a l c un  v a n t a g g i o…
Per ultimo, ma non certo ultimo problema, è quello legato alla pubblicità...  C o n o s c i a mo  b e ne gli  s p ot  TV  d el  M o m e n t  per  il  m al  di  t es ta e  d el  V o l t a r en  p er  il  m al  di  s c h i e n a.  N o n  d i c o no  c he  p o c he  e  v e l o c i s s i me  p a r o le  s ul  f a t to  c he gli effetti  d e l e t e ri  di  u n a  l o ro  l a r ga  d i f f u s i o ne  s t a n n o  p o r t a n d o  in  P r o n to  S o c c o r so  m i g l i a ia
di  p e r s o n e  o g ni  a n n o… Q u e s ta  p u b b l i c i tà  r e n d e  b e n e a  c hi  v e n d e e  s c a r i ca  c o s ti  c r es c e n ti  su  c hi  p a g a,  t a n to  da  r e n d e re  i n s o s t e n i b i li i  c o s ti  di  un  s e r v i z io  p u b b l i c o... prima di proseguire segnalo che molte Associazioni di consumatori, come ad esempio
Altroconsumo, da anni monitorano la reale efficacia e pericolosità dei farmaci, e denunciano tutti gli abusi ed errori/orrori del caso, per cui valutate se associarvi e supportare qualcuna di queste Associazioni… La  m a g g i or  p a r te  d ei  m e d i ci  ha  u n ‘ o p i n i o n e  n e g a t i va  s u l la  p u b b l i c i tà  d i r e t ta  al  c o n s u m a t o r e.  C ‘è  la  p r e o c c u p a z i o n e  c he  e s sa  s u g g e r i s ca  c he i  f a r m a ci  s i a no  la  s i c u ra  r i s p o s ta a  o g ni
s i n t o m o,  s e n za  n e s s u n a  c o n s a p e v o l e z za  d ei  r i s c h i.  La  p u b b l i c i tà  a u m e n t e r e b b e  la  d o m a n d a  di  f a r m a ci  in  m a n i e ra  i n a p p r op r i a t a,  m e t t e n d o  il  m e d i c o  n e l la difficile  p o s i z i o ne  di  r i s c h i a re  la  d i s a f f e z i o ne  d ei  p a z i e n ti  se  la  l o ro  r i c h i e s ta  n o n  v i e ne  s o dd i s f a t t a…
… Ma  il  r e s to  d e l la  p u b b l i c i t à,  c he  r i g u a r da  l ‘ 85  p er  c e n to  d el  f a t t u r a to  i n d u s t r i a l e, è  r i v o l to  s o lo  ai  m e d i c i, e  q ui  il  g i o co  si  fa  p e s a n te  e  s o f i s t i c a t o… e diventa significativo l’intervento del cosidetto “informatore medico scientifico”… u n o  s p e c i a l i s ta  c on  l a u r ea  s c i ent i f i ca  ( n on  m e d i c a ),  p o s s i b i l m e n te  d o n n a  c a r i na  p er  m e d i ci  m a s c hi e  g i o v a ne  c a r i no  p er  d o t t o r e s se  f e m m i n e. Gli  si affida  u n a  c e r ta  z o na  g e o g r a f i ca  n e l la  q u a le è  r e s p o n s a b i le  di  un  n um e r o  d e f i n i to  di  m e d i c i,  s u d d i v i si  p er  s e s s o,  s p e c i a l i tà e  c a p ac i tà  p r e s c r i t t i v a. Tra i  s u oi  c o m p i ti  ci  s o no  a n c he  c o r r o m p e re e  p r a t i c a re  il  c o m p a r a g g i o,  r e a to col  q u a le  t a l u ni  m e d i c i,  f a rma c is ti e  a l t ri  o p e r a t o ri  s a n i t a r i,  in  c a m b io  d e l la  p r e s c r i z i o ne  di farm a c i,  a c c e t t a no  d a g li  i n f o r m a t o ri  p r e m i,  d o n a z i o ni  v a r i e,  p a r t ec i p a z i o ni a  i m p r o b a b i li  c o n g r e s si  s c i ent i f i ci e  v a c a n ze  g r a t u i t e… ed l’autore ricorda una cosa ovvia, cioè che… La  p u b b l i c i tà  v i e ne  p a g a ta  d al  S SN o  da chi  c o m p r a.  Inf a t ti  il  p r e z zo  d el  p r o d o t to  f ina le  a u m e n ta  in  r a g i o ne  d el  c o s to  p u b b l i c i t a r i o.  Lo  s t i p e n d io  d e g li  o m i ni  c on  la  b o r s a,  p e r t a n t o ,  lo  p a g a te  v o i,  d i r e t t a m e n te o  t r a m i te  il  s e r v i z io  p u b b l i c o .  N el  p r e z zo  s o no  c o m p r e se  a n c he  le  v a c a n ze  g r a t u i te  d ei  m e d i ci e i  l o ro  r e g a l i n i,  il  b e n e s s e re  e c o n o m i c o  d ei  f a r m a c i s ti e  q u e l l o,  o v v i a m e n t e,  d ei  p r o d u t t o r i.
Come sempre vi ricordo  alcuni strumenti che possono migliorare la situazione, strumenti a disposizione di tutti:
Come l’autore propone,Serve prendere carta e penna e descrivere ai carabinieri del Nas oppure alla Guardia di Finanza, per filo e per segno, ciò che capita nel vostro reparto. Se temete di subire un licenziamento, non parlatene con nessuno e trovate voi il modo più prudente di farlo; l’importante è essere dettagliati, rigorosi e mai arrabbiati.