A protezione dei cittadini restano appena 50 volanti e seimila uomini (compresa la Provincia)
Cinquanta volanti delle forze dell’ordine impiegate ogni giorno di pattuglia, contro trecento auto dedicate ai servizi di scorta a circa duemila personalità ritenute a rischio. Sono i dati riferiti alla città di Roma che raccontano una sproporzione tutta italiana per cui lo Stato tutela se stesso più che i cittadini, salvo poi fare campagne populiste sulla sicurezza ad ogni elezione. I numeri, contenuti i una lettera inviata dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al ministro dell’Interno, Roberto Maroni (che pare non abbia gradito la missiva), raccontano una città – la capitale d’Italia – abbandonata a se stessa, con pochi uomini e mezzi a proteggerla.E se il numero delle volanti che ogni giorno pattugliano Roma è sei volte inferiore rispetto a quelle impiegate per le scorte, la sproporzione riguarda anche gli agenti: seimila tra la Città Eterna e provincia, mille di scorta a duemila persone ritenute “a rischio”.
Il paradosso – denunciano i sindacati di polizia – è che le scorte una volta assegnate quasi mai vengono revocate. E spesso si tratta di politici ormai usciti dai Palazzi del potere, di giudici minacciati dalle Brigate Rosse trent’anni fa, di economisti promotori di leggi contestate ma superate. A decidere sulle scorte sono il Comitato provinciale per la Sicurezza pubblica e – per le cariche più alte dello Stato – il Dipartimento informazioni per la sicurezza.
Il tutto mentre le volanti delle forze dell’ordine viaggiano con una media di 200mila chilometri nel motore e spesso finiscono in assistenza “tanto che – spiega Enzo Letizia, segretario dell’associazione Nazionale Funzionari di Polizia – può accadere che un commissariato abbia gli uomini in servizio ma non le volanti”.
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